SPUNTI LETTERARI
 
 
   

Alexandros.

Presentiamo un passo dello storico e scrittore greco Plutarco (46 – 119 d.C.), tratto dalla sua famosissima opera Vite Parallele, testo che ha l'intento di confrontare diversi personaggi storicamente significativi; qui Alessandro è “accoppiato” con Cesare.

La parte da noi scelta è tratta dalla vita di Alessandro : la nostra traduzione rispetto al testo greco è abbastanza letterale, in modo che essa possa far trasparire il più possibile come procede il pensiero greco, anche se ciò richiede, per essere comprensibile a noi, l'inserimento di parentesi e precisazioni.

Premessa storica.

Alessandro, giovanissimo re dei Macedoni, allievo di Aristotele, già padrone della Grecia, decide, con l'alleanza dei greci più o meno convinti (willing si direbbe adesso) di attaccare l'impero persiano. Nel frattempo, mentre si trova a Corinto, tutti, anche i filosofi della zona, si preoccupano di rendergli omaggio, come si è sempre usato coi padroni.

Tra i filosofi però non si presenta il già notissimo cinico Diogene, uno dei più aspettati da Alessandro.

Testo originale

(traduzione)

Essendosi i Greci riuniti presso l'istmo (di Corinto) e avendo deliberato di formare un esercito contro i Persiani assieme ad Alessandro, questi fu proclamato comandante supremo. Essendo poi molti uomini politici e filosofi andati ad incontrarlo e a congratularsi con lui, (Alessandro) sperava che anche Diogene di Sinope, che stava non troppo lontano da Corinto, facesse la stessa cosa (cioè di andare a fargli omaggio). Poiché però quello, dando pochissimo valore ad Alessandro, passava il tempo al Craneo (ginnasio in zona periferica), (il re) andò in persona da lui.

Per caso (Diogene) era là sdraiato a prendere il sole e, (vedendo) arrivare tanta gente, si tirò un po' su e guardò intensamente Alessandro e quando quello, dopo averlo salutato, gli chiese se per caso avesse bisogno di qualcosa, “Un poco” disse “spostati dal sole”.

Si dice che perciò Alessandro sia stato in tal modo colpito e si sia meravigliato, essendo(ne) disprezzato, dell'orgoglio e della grandezza di quell' uomo che, mentre quelli attorno a lui , andandosene, deridevano (Diogene) e (lo) disprezzavano “Ma io certamente” disse “se non fossi Alessandro, sarei Diogene”.

Commento

Il re, il filosofo, i cortigiani.

Su questo passo famoso molte cose sono state dette: si è parlato del servilismo degli altri filosofi, del distacco di Diogene e della sua libertà d'animo, del suo non voler essere disturbato da una cosa così banale come il passaggio di un re col suo “codazzo” di cortigiani e adulatori, il suo non desiderare nulla se non il continuare a prendersi il sole in pace.

Agire ed essere.

Quello però che ci ha fatto scegliere Plutarco è la battuta finale di Alessandro che deride gli stupidi del suo seguito e indica l'esistenza di due strade che possono condurre alla grandezza umana: quella del fare e quella dell'essere. Lui ha scelto il fare ma concede pari dignità all'essere interiore, all'essere uomo davvero. Si può essere grandi sia essendo Alessandro che essendo Diogene. Uno dei capisaldi della nostra interpretazione della realtà è il saper distinguere il soggettivo dall'oggettivo, la nostra costruzione interiore e il nostro rapporto col mondo, ciò che noi siamo e ciò che noi sappiamo fare.

Questo passo di Plutarco ci mostra quanto le due cose fossero capite fin dall'antichità e radicate nell'animo umano.

…dopo che Diogene ha “umiliato” il re…

- Si osserva innanzitutto la stupidità della reazione del più degli uomini: essi si sentono a tal punto feriti dal modo di fare del filosofo - quasi per un'identificazione col loro “capo”- da non poter che disprezzare questo ultimo, così diverso e da loro lontano.

Più sottilmente si potrebbe pensare che, vergognandosi inconsciamente del loro essere superficiali, dipendenti e servili finiscano per disprezzare l'uomo che loro non sanno essere.

Non tanto diversa è la volpe della favola che disdegna la buona uva solo perché impossibile da raggiungere.

In contrapposizione a tutto ciò è il personaggio di Alessandro, il quale arriva ad ammirare la capacità di distinguersi di Diogene mostrando anche di essere capace di comprendere ed ammirare chi è così diverso da lui.

Umanesimo integrale o…quasi.

Eppure c'è qualcosa di ancora più profondo nelle parole del grande condottiero: egli va oltre la contrapposizione essere-fare. Egli è uomo d'azione ma avrebbe potuto essere uomo tutto dedicato a diventare veramente uomo , perché in noi ci sono entrambi tali aspetti, degni nello stesso modo di esser coltivati. C'è un mondo dentro di noi che ha lo stesso valore del mondo con cui noi comunichiamo: si può crescere nell'uno come nell'altro e l'equilibrio sarebbe riuscire a crescere armonicamente in entrambi. La nostra attualizzazione nella operatività e quella nello sviluppo soggettivo sono ambedue squisitamente umane; la loro compresenza è fondamentale per conoscerci ed essere veramente noi stessi.

Alessandro certamente è “il Fare” ma, in realtà, la sua capacità di apprezzare Diogene lo rende grande anche come uomo non solo di azione, ma anche di spirito: è conquistatore anche di uomini (nel senso dell'interiorità altrui), non solo di terre. Egli inoltre conserva la capacità di aprirsi a tutto, senza doversi necessariamente appropriare di tutto: dopo l'incontro con Diogene egli resta guerriero, non diventa filosofo.

In ogni psicoterapia ambedue gli aspetti sono presenti e in vario modo si intersecano, per poter lavorare bene è però necessario che la loro distinzione sia sempre chiara e che si sappia che nel nostro tipo di psicoterapia si lavora sul soggettivo.

 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta