IL RISPETTO COSTRUTTIVO VERSO I BAMBINI

Una delle più importanti forme di difesa contro la pedofilia e contro le sue nefaste conseguenze psicologiche è la “forza” del bambino: un bambino sicuro, ben radicato in se stesso, aperto con serenità ai genitori e agli educatori sarà più difficilmente preda di loschi individui e probabilmente resterà meno ferito se qualcosa dovesse accadergli.

E' dunque importante imparare a sviluppare verso i più piccoli una forma di rispetto che potremmo definire “ costruttivo ”, perché muove proprio dal riconoscere il bimbo come un vero soggetto attivo, non solo rispondente all'ambiente che lo circonda. In tal senso la sua dipendenza fisica e psicologica non deve mai in alcun modo essere usata per deriderlo, per sottometterlo, per isolarlo, per parlare di lui come di un oggetto: è brutto per il bambino sentire gli adulti che parlano in sua presenza come se lui non ci fosse o come se non contasse niente quello che lui sente. Frasi come “La mia bambina è la mia Barbie”o “Com'è carino il mio bambino, mi piacerebbe che restasse sempre così” non sono proprie di madri/padri cattivi ma di genitori che inevitabilmente finiscono per essere nocivi.

In presenza del bambino è meglio rivolgersi a lui direttamente non appena possibile, è bene chiedergli scusa, quando è giusto e cercare di coinvolgerlo sempre: deve sapere che per noi la sua emotività soggettiva, qualunque essa sia, è importantissima.

Un bambino che si senta importante e appoggiato è probabile che si difenda più facilmente dai malintenzionati, che sappia parlare e chiedere aiuto più serenamente nel caso qualcosa di brutto accada.

Il fatto che le figure di riferimento facilitino la costruzione da parte del figlio di una forte e aperta soggettività non significa educazione al soggettivismo né tanto meno permissivismo da parte degli adulti: il piccolo vive in un mondo oggettivo di cui deve imparare le regole, e questo non tanto perché è importante per i genitori che lui le impari, quanto perché le regole sono importanti per la sua personale crescita.

Le fatiche educative

Nell'educazione indubbiamente non tutte le regole possono essere spiegate, alcune perché incomprensibili al bambino, altre perché non c'è effettivamente il tempo necessario. Anche in tali situazioni quel che comunque resta importante è che il bimbo senta e sappia che è lui il centro, che nulla gli viene richiesto o imposto che non sia per lui.

La nostra rabbia verso la pedofilia deve manifestarsi non tanto con la caccia al pedofilo (che pure è necessaria) ma con un più profondo rispetto costruttivo per i piccoli. Se non rispettiamo noi i nostri figli non siamo neppure in grado di difenderli dagli altri e non possiamo pretendere che gli altri li rispettino.

Se nostro figlio è stato spaventato o umiliato da noi gli sarà più difficile difendersi da chi vuole godere della sua paura e della sua umiliazione. E' terribile dirlo, ma c'è il rischio che trovi il pedofilo in qualche modo “familiare”.

Naturalmente capire e mettere in pratica tutto ciò è estremamente difficile perché richiede una attenzione a noi stessi come strumento essenziale dell'educazione dei figli… e noi abbiamo tutti i nostri problemi personali, i nostri desideri, le nostre angosce, le nostre ambizioni, le nostre “difese” che ci turbano e ci alterano: non è possibile essere solo educatori; tutta la realtà soggettiva ed oggettiva preme su di noi e, attraverso di noi, sui nostri figli; non possiamo essere perfetti genitori, ma possiamo e dobbiamo essere affettuosi, critici e aperti.

Diceva Malcolm Brown che ogni genitore dovrebbe dire ai figli (non a parole ma con la totalità e la potenza della sua energia adulta) : “Io ti amo perché sei tu , io ti amo comunque tu sia ”. Tutto ciò sembra estremamente facile, ma in realtà, qualora si provi effettivamente a pronunciare queste frasi con sentimento ci si rende conto della difficoltà che i più di noi hanno a liberarsi dall'idea di possedere l'altro e dall'avere aspettative egoistiche su di lui.

Se il figlio non ha ricevuto quel messaggio di individuazione e di accettazione, come può essere pronto ad aprirsi al genitore? Se egli sospetta appena che la sua esperienza di abuso può venire percepita come vergognosa e se, in fondo, teme di sentirsi più colpevolizzato del criminale come può fidarsi ad aprirsi?

La consapevolezza di pericolo e la coscienza di colpa

Nell'affrontare il problema della pedofilia non si può prescindere da due fondamentali aspetti dell'educazione: l'educazione alla consapevolezza di pericolo e l'educazione alla coscienza di colpa. L'educazione alla consapevolezza di pericolo viene spesso confusa con l'educazione alla paura e l'educazione alla coscienza di colpa viene spesso confusa con l'educazione al senso di colpa, come pure l'educazione al pudore viene confusa con l'educazione alla vergogna.

Quando abbiamo emotivamente paralizzato un bimbo con la vergogna, con il senso di colpa e con la paura non solo ne abbiamo fatto un infelice ma anche ne abbiamo fatto una vittima ideale per gli avvoltoi, che purtroppo non sono pochi.

Come parlare all'intelligenza del piccolo e svilupparla in arma di difesa e non di terrore? Come rafforzare la sua emotività?

Parlare con semplicità e ammirazione della vitalità, dell'intelligenza, dell'energia sessuale, del valore del bimbo come essere umano unico e irripetibile. Chiamare le parti del corpo col loro nome senza enfatizzare: non dovrebbe esserci nulla di più naturale per noi stessi che essere noi stessi: né vergogna né narcisismo ma appunto rispetto costruttivo.

Uno degli aspetti assolutamente da evitare è la drammatizzazione eccessiva: il bimbo deve sapere che ci sono certi rischi ed essere informato a seconda dell'età e del sesso in modo limpido e sereno, in modo cioè da non scatenare fantasie terrorizzanti e magari in qualche modo eccitanti…Anche perché se qualcosa succede è proprio la drammatizzazione a rendere tutto più terribile.

Ho seguito personalmente un caso in cui un fatto grave ma emotivamente gestibile dal bimbo era divenuto angosciante e distruttivo a causa della drammatizzazione della madre: frasi come “figlio mio ti hanno rovinato” possono naturalmente aumentare a dismisura il disagio del bimbo, già duramente provato.

Questo frammischiarsi di problemi personali dell'educatore, di disattenzione alle vere emozioni del bimbo, di non rispetto per quella meraviglia che è un essere umano, anche piccolissimo, è una perfetta preparazione ed è un perfetto completamento alla perversa opera del pedofilo.

L'importanza dell'ambiente

Dal punto di vista operativo, sia per evitare che per limitare i danni del fenomeno abuso, la prima cosa realmente importante è che tutti coloro che hanno ruoli importanti per il bambino siano consapevoli e uniti.

Genitori, nonni, zii, educatori scolastici di ogni ordine e grado, domestici e chiunque altro segua il bambino devono formare un compatto gruppo di aiuto in cui ci siano scambio e reciprocità. In altre parole al di là di separazioni coniugali, di faide familiari, di incomprensioni di ogni tipo il piccolo deve sentire e sapere di non essere solo, di poter comunicare tutto a tutti e di essere comunque capito e rispettato come persona. Questa apertura alla comunicazione, applicata naturalmente con buon senso, cum grano salis , permette più facilmente l'identificazione di situazioni anomale provocate da persona estranea al gruppo ed è un formidabile deterrente per eventuali tentazioni pedofile che possano esserci all'interno del gruppo (cosa purtroppo sempre possibile). Il rapporto con la scuola deve quindi essere sì critico e attento ma anche aperto e confidente e mai comunque tale da dare al piccolo (soprattutto se molto piccolo) l'idea o l'impressione che vi sia una contrapposizione fra operatori scolastici e famiglia o parti di essa. Qualunque cosa accada è fondamentale non far mai sentire il piccolo solo o colpevole. La pedofilia è prima di tutto un problema degli adulti, non dei bambini.

In tutte le cose dovremmo imparare ad essere uniti più dall'amore per il bene che dall'odio per il male o, peggio ancora, che dall'odio per i cattivi; per i nostri figli è più importante che noi manifestiamo serenità, comprensione e profondità di sentimenti piuttosto che ci impegniamo a far aumentare le pene contro i pedofili; per i figli è più importante sentirsi compresi, amati e rispettati come persone piuttosto che essere terrorizzati da queste figure di nuovi “uomini neri”, così come è più importante sentire con naturalezza, piacere e responsabilità il loro essere sessuati piuttosto che sentirsi oggetto di offese e difese né rispettose né costruttive.
 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta