INTELLIGENZA: RISORSA O INGANNO?

Intelligenza come capacità di distinguere tra soggettivo e oggettivo

Il primo passo necessario per lo sviluppo di un'intelligenza che potremmo definire “adulta e moderna” è saper distinguere il soggettivo dall'oggettivo, “compito” solo in apparenza semplice.

Abbiamo tutti una spontanea tendenza a confondere le cose che ci fanno paura con quello che è realmente pericoloso, le cose che ci fanno sentire vergognosi con quelle cattive…

La vera crescita intellettuale inizia quando sappiamo distinguere noi dal resto del mondo, questo è necessario presupposto sia della ricerca scientifica che della cultura.

Spesso capita che le convinzioni siano influenzate dalle emozioni in modo da creare una confusione tra Io e mondo, con la predominanza di una visione personale spesso ancora “magica” e infantile.

Vero è anche che l'essere intelligenti significa riconoscere che l'uomo non è solo intelligenza: la vita emotiva è comunque imprescindibile e senza di essa l'intelligenza stessa non può essere.

E' però importante che non si creino sovrapposizioni e confusioni.

Intelligenza come possibilità di condividere criticamente con gli altri, attraverso linguaggi, la realtà culturale che ci circonda, riuscendo ad essere informati, flessibili, originali e propositivi dinnanzi alle diverse e nuove situazioni nostre e altrui.

Per uno sviluppo dell'intelligenza è fondamentale l'uso del linguaggio, come strumento essenziale per comprendere la realtà e accumulare esperienza altrui: il linguaggio media il rapporto con l'altro e il mondo che ci circonda, entrambi presupposti della nostra sopravvivenza. Grazie alla parola (parlata o scritta) e alle altre forme di comunicazione si sviluppa un complesso lavoro di apprendimento, in cui si alternano momenti di comprensione (un capire intelligente) a momenti di addestramento (acquisizione di abilità).

Nell'apprendimento linguistico, per esempio, si devono sia capire i significati di quanto si legge, sia imparare tecniche di lettura.

In tal senso, una possibile definizione di intelligenza è tale per cui essa è definibile come capacità di apprendimento, confronto, sistematizzazione delle idee, con la creazione di linguaggi sempre più complessi (come quello matematico e chimico).

Intelligenza come capacità di narratizzazione e storicizzazione .

Un uso importante e specifico della nostra intelligenza (e della nostra capacità di usare linguaggi) è quello della narratizzazione, ovvero la capacità di costruire con un linguaggio metaforico un senso personale alla nostra vita, una buona o cattiva “ vivendi causam ”, il senso dell'esistenza.

L'intelligenza, in questo modo, aiuta a costruire la consapevolezza e sostiene ogni uomo che si ponga la domanda chiave di ogni esistenza : “chi siamo?”.

Indubbiamente nel rispondere a tale domanda entrano in gioco moltissimi fattori – anche emotivi e inconsci – ma l'essere intelligenti permette a ciascuno di dar forma consapevolmente al racconto, garantisce che ci sia un ponte di senso tra passato e futuro, che ci si confronti con il nostro “noi stessi” e la realtà.

“Essere una storia” implica anche, inoltre, far parte di storie altrui, riconoscere l'esistenza di un “senso storico” che va oltre la singola esistenza.

Essere intelligenti permette così di “aprirsi” alla Storia, lasciandosene affascinare, non tanto perché essa diventi un sapere personale, ma anche perché essa si riveli il più importante sistema di senso per “leggere” quanto accade intorno a noi stessi e negli altri esseri umani.

Gli intelligenti imparano dall'esperienza altrui, gli stupidi dalla propria.

Intelligenza come capacità di conoscere noi stessi e la nostra realtà biologica, emotiva, fantastica: sapersi studiare.

Riprendendo il concetto di intelligenza come capacità di distinguere l'oggettivo dal soggettivo e applicandolo alla lettura che ogni uomo fa di se stesso si possono fare alcune importanti osservazioni che mettono in luce il duplice modo che l'essere umano ha di conoscersi.

Si può innanzitutto osservare come l'uomo abbia conoscenze oggettive di sé, oggi fra l'altro sempre più strutturate e ricche grazie ai progressi delle scienze: l'anatomia, la fisiologia, la neurologia, la psicologia…sono tutte discipline che contribuiscono a delineare sempre più nitidamente come è e come “funziona” l'essere umano.

Ciascuno può quindi intelligentemente accedere a tali conoscenze e “scoprirsi” oggetto di uno studio estremamente importante perché ciascuno sia sempre più consapevole tanto delle potenzialità quanto dei limiti dell'essere umano.

D'altro canto nessun uomo è “risolvibile” nelle conoscenze studiabili, in quanto funzioni e strutture sono sempre “colorate” dalla soggettività di ognuno.

Un esempio che permette di semplificare tutto ciò può essere quello del rapporto che l'uomo ha col dolore: si conoscono sempre più i processi che sottostanno all'esperienza del dolore, ma come poi i singoli individui lo sperimentino è qualcosa di assolutamente unico; ancora, si sa e si parla molto di alimentazione, nei più diversi aspetti: di digestione, di scelta dei cibi, del loro valore nutritivo…queste sono informazioni universalmente valide, eppure poi ciascuno ha con l'assunzione del cibo un rapporto particolarissimo.

Così come è vero che il più delle persone può correre e che i fisiologi e i medici dello sport sanno descrivere accuratamente cosa sia un essere umano che corre, è vero anche che la percezione soggettiva (per esempio la fatica o l'ebbrezza di una corsa) sono tutta un'altra cosa: solo la persona lo sa.

Si potrebbe procedere con tantissime esemplificazioni, in realtà, quello che veramente qui si vuol far capire è che un aspetto fondamentale dell'intelligenza è proprio il suo permettere all'uomo il riconoscimento di questi due distinti modi di conoscere se stesso, così che accetti l'importanza fondamentale di entrambi e li approfondisca.

 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta