ESSERE SOGGETTI: (l'essere umano e la sua soggettività)

Un esempio concreto: il respiro

Il respiro : per comprendere bene cosa intendiamo per oggettivo e soggettivo pensiamo, come esempio, al respiro. Si dice spesso che il respiro è il ritmo della vita ed è senz'altro vero; ciò però si può intendere in due modi:

a) Oggettivo: (fisiologia del respiro) cioè descrizione di movimenti dei muscoli respiratori, di movimenti del torace e della pancia, di passaggio di aria dal naso e dalla bocca et cetera e della necessità di tutto questo per vivere. Tutto ciò io lo posso appunto descrivere oggettivamente in me come negli altri e in un altro animale come in un essere umano.

b) Soggettivo: (percezione del respiro) cioè attenzione a quello che io sento quando respiro, per esempio durante un esercizio di rilassamento o durante una corsa: è tutta un'altra cosa, anche se si riferisce alla stessa cosa. E' una cosa racchiusa in me stesso, solo mia: il modo in cui mi percepisco è incomunicabile: posso parlarne ma in modo indiretto, per metafore.

Ancora più forte è la differenza se penso a qualcosa che mi impedisce di respirare: la descrizione del mio strangolamento può essere altrettanto fredda e oggettiva che quella dei miei atti respiratori ma la mia percezione soggettiva è per forza drammaticamente diversa.

Un conto è uno studio sulla necessità del respiro nei mammiferi, un conto è sentirsi morire soffocati.

Questa affermazione può apparire ovvia e lapalissiana ma invece è difficile da accettare e da applicare, come può facilmente capire chiunque segua un percorso psicoterapeutico.

Soggettivo e oggettivo: una possibile chiave di lettura

La soggettività è, come primo passaggio, sentirsi un corpo vivo, vivere intensamente le sensazioni vitali dalle più banali alle più intense, dalle più belle alle più angoscianti, dal pensiero che sgorga in me alle sensazioni elementari di caldo e di freddo.

La oggettività è il resto, è il vedere me come organismo complesso (e con sue regole vitali molto precise) immerso in un mondo complesso (e difficile da controllare), un mondo ricco di informazioni e di pericoli, di inganni e di ambiguità, di leggi fisiche e sociologiche.

Il rapporto con l'oggettività è lo studio della realtà e di cosa io sono in essa, il rapporto con la soggettività è lo studio di chi io sono per me. Lo studio della oggettività è lo studio delle regole del nostro organismo e del mondo fisico e sociale in cui viviamo, quello della soggettività è lo studio di come noi possiamo percepire noi stessi nel modo più profondo.

Questi due “mondi” naturalmente sono in continuo interscambio fra di loro ma non vanno mai confusi: tale confusione è alla base di guai sia soggettivi che oggettivi senza fine.

Su questo torneremo poi ma per ora proseguiamo col soggettivo.

Diceva un mistico medioevale che l'unico posto dell'universo che possiamo rendere un paradiso da subito ( paradise now! ) è l'intimo del nostro cuore.

In realtà non è così semplice come parrebbe, però il lavoro sul soggettivo è proprio questo: non permettere che il resto della realtà disturbi la armonica percezione della vita in noi.

E' indiscutibile che ciò divenga molto difficile se qualcuno mi sta strangolando ma di solito ci lasciamo facilmente rovinare la vita anche da eventi di entità assai minore ( stress ).

Sentirsi “soggetti”

Accedere alla propria corporeità permette di viversi come soggetti: di sentire cioè che siamo sensazioni, emozioni, pensieri, fantasie, idee, volontà …

Affrontare tutto ciò non è certamente facile, anzi il sentire noi stessi è la cosa più difficile del mondo perché mille ostacoli si frappongono.

In effetti fin da bambini nessuno ci insegna ad essere soggetti. Ci viene insegnato molto bene ad essere oggetti, viene detto a ognuno di noi come comportarsi, cosa fa apparire belli o brutti, cosa fa apparire inibiti o disinibiti, se è meglio essere aggressivi o passivi … ma quasi mai si trova un aiuto a capire noi stessi, a comprendere e ad esprimere le nostre personali emozioni, a sentire pienamente le nostre sensazioni e a creare quindi un nostro personale e armonico linguaggio interiore.

Nella realtà odierna troppo spesso il corpo diventa oggetto e viene considerato strumento, non componente essenziale dell'io (1) : il rifiuto o l'uso strumentale del corpo , vissuto come distinto dal soggetto, sono legati a ideologie e pregiudizi che hanno deformato la piena percezione di noi stessi.

Stress e percezione di sè

La percezione di sé è dunque ---- complessa, ma può esserlo ancora di più nel momento in cui si presentano nel quotidiano delle difficoltà, genericamente nella nostra società moderna individuati con il termine stress . Per quanto di difficile definizione è indiscutibile che lo stress si annidi nell'organismo deformandolo, rendendolo più rigido e fragile. Si deve riconoscere che esiste ed è fondamentale per il benessere di ogni individuo la possibilità di gestire e vincere lo stress secondo un percorso che implica prima di tutto tecniche di rilassamento, mai comunque sufficienti da sole. Centrale è piuttosto il riuscire ad imparare concretamente a passare da una percezione astratta e mentale di sé a una immediata e “fisica”, in primis come corpo.

L'organismo che noi siamo non è infatti un meccanismo azionato da un computer ma un complessissimo sistema capace di fornire prestazioni termiche, motorie, emotive, cibernetico - fantastiche, mentali. Particolarmente importanti dal nostro punto di vista sono le vite – quella emotiva e quella fantastica - di ogni persona, senza cui l'uomo non sarebbe comunque in grado di agire da uomo e non riuscirebbe a prevedere e a pensare: quando il sistema emotivo e il sistema fantastico sono deformati o bloccati sia la soggettività che l'operatività sono deformate o bloccate.

Quando la fantasia e le emozioni sono deformate o bloccate la mente in primis è confusa, l' organismo globalmente soffre e avviene un capovolgimento in termini di bisogni: ai bisogni veri di essere creativi e di agire finalisticamente, di amare e di gioire, si sostituiscono finte necessità di avere paura, di aver sensi di colpa, di traboccare di rabbia e di riempire gli altri attorno a noi di uguali emozioni.

(1)= Questa affermazione non ha nulla di materialistico né di spiritualistico: è solo una considerazione empirica su come funziona o non funziona la nostra psiche.
 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta