LO STRESS NEI SUOI TRE SIGNIFICATI:
COME EVENTO, COME REAZIONE FISIOLOGICA E COME DEFORMAZIONE

Definire lo stress

Da un punto di vista etimologico l'inglese “stress” è correlato col latino (e italiano) “stringere” “strictus”, passando attraverso il francese medioevale destresse (M.Fr) e estrece (O.Fr).

Nei dizionari di inglese fino a poco fa veniva dato come primo significato “pressure put on something that can damage it or make it lose its shape.” (Pressione fatta su qualche oggetto che può danneggiarlo o fargli perdere la sua forma) Ora il primo significato è “pressure or worry caused by the problems in somebody's life” (situazione opprimente o preoccupazione causata dai problemi della vita di qualcuno).

Il significato psicologico di stress compare per la prima volta nel 1942, pienamente frutto della nostra epoca.

Secondo Hans Selye, che per primo usò la parola in senso medico, lo stress è una complessa reazione dell'organismo a qualunque stimolo.

Selye in un ormai celeberrimo articolo sulla rivista NATURE (anno1936) chiamò questa reazione General Adaptation Syndrome (G.A.S.).

Solo nel 1942 fu usata per la prima volta la parola stress in un senso puramente psicologico ma già da prima Hans Selye aveva chiarito come ci fossero tre stadi di adattamento:

1) reazione di allarme;

2) resistenza allo stress;

3) fase di esaurimento del soggetto, quasi di “invecchiamento” “dovuto alla durata e allo strapazzo” ( wear and tear ).

Dal punto di vista biologico, lo stress implica un intervento dell'ipotalamo, dell'ipofisi e del sistema simpatico con la liberazione nel sangue dei corticosteroidi e delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina). Nella prima fase questa serie di modificazioni ci rende pronti “alla lotta o alla fuga” ma se lo stress continua ci provoca danni e ci rende meno adatti ad affrontare i problemi reali.

Lo stress è dunque definibile secondo tre accezioni:

a) è “qualcosa che tende a deformarci” (evento stessante) (significato etimologico)

b) e' “ una nostra risposta psicobiologica necessaria e proporzionata all'evento” (reazione fisiologica) (significato derivato)

c) è “una deformazione che avviene in noi quando l'evento (o gli eventi) riescono a deformarci” (alterazione del nostro modo di essere) .

Why zebras don't get ulcers?

Se la vita umana è così profondamente legata allo stress, provocatoriamente si potrebbe invece dire che quella delle zebre non lo è altrettanto, tanto che le zebre non hanno l'ulcera! E' Sapolsky che in un divertente ma intelligente libro si interroga appunto sul perché le zebre non abbiano tale patologia, arrivando ad esprime una verità assai profonda: per “ammalarsi” di stress bisogna pensarci.

Le zebre non sanno nulla di biologia: non si controllano la pressione arteriosa, non sanno cosa siano le extrasistoli, non fanno diete, non temono di invecchiare, ignorano le ulcere gastriche e duodenali…

L'uomo invece è inevitabilmente legato al suo modo di pensare e di immaginare il mondo: bene o male “ non può non sapere ”, non può evitare di avere una visione di se stesso, di raccontarsi la sua storia personale e di “collocarsi” nel mondo.

Impossibile è anche trascurare il modo in cui si percepiscono le sensazioni muscolari e viscerali, come ci si sente “energeticamente”.

Tutti questi problemi le zebre non se li pongono: vivono tra i predatori, sfuggono loro e poi si calmano; gli uomini invece sono carichi di pensieri, di problemi, di desideri, di ansie, di fantasie, di emozioni, di aspettative: sono come un oceano con i suoi abissi, le sue correnti, i suoi uragani e i suoi tesori.

Questa complessità è la ricchezza dell'umanità, ma è anche il suo grande problema.

I due poli della lotta allo stress.

Per affrontare lo stress come deformazione è quindi importante individuare due diversi tipi di fattori: oggettivi e soggettivi, i primi derivanti oggettivamente dalla situazione i secondi legati all'interpretazione soggettiva di chi è nella situazione. Di conseguenza la lotta allo stress si ha su due piani: modifica dei problemi oggettivi e modifica dei problemi soggettivi

E' ovvio che questi due tipi di problemi si influenzano continuamente fra di loro, ma è necessario non confonderli mai e tenerli fortemente separati.

Ciò anche perché la maggior parte delle deformazioni che lo stress opera in noi dipendono dal livello di confusione tra questi due aspetti dello stress: l' evento stressante e il livello soggettivo di difficoltà nell'affrontarlo.

In gioco nello stress, come nel mobbing del resto, c'è una profonda incapacità nel porre e nel perseguire fini precisi e determinati,. Questa capacità è sicuramente legata all'intelligenza, ma non è in essa risolvibile. C'è una vita energetica che non può essere dimenticata.

Anche la persona più lucida e determinata ad agire ragionevolmente ed efficacemente non può esimersi dal dormire, dal nutrirsi, dal sentire attrazioni affettive e sessuali, dall'avere caldo o freddo, dal ricercare comunque un equilibrio biologico ed energetico che gli permetta di vivere e di lavorare.

Chi non raggiunge un vero equilibrio energetico per quanta lucidità e determinazione abbia avrà sempre una marcia in meno, avrà una minore apertura ed elasticità mentale, potrà funzionare bene come “schiavo” ma mai come operatore libero e cosciente, capace di tendere a un fine intelligentemente con tutto se stesso e di indirizzare gli altri a fare la stessa cosa senza farsi male .

In altre parole per agire per un fine è necessario anche conoscere noi stessi, cioè avere ben presente quello che costituisce il nostro essere umano reale, vitale e pulsante. Per combattere lo stress come deformazione dobbiamo quindi imparare a conoscerci intimamente e a valutarci criticamente.

 

 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta