LO SVILUPPO DELL'IDEA DEL CORPO

I molteplici significati del termine corpo

Il significato di corpo e la parola stessa hanno assunto significati molteplici e sempre diversi nelle diverse culture ed epoche: lunga e non semplice è la loro storia, sia conscia che inconscia. Questa duplice storia in parte si è manifestata concretamente in parole di significato diverso e in parte invece si esprime in modo inconsapevole, secondo un' elaborazione non chiara, ma tale da determinare il senso stesso della vita.

In alcune società si può addirittura parlare di corpo ignorato: in alcune culture il corpo non esiste, è piuttosto centrale l'idea di essere vivente , in altre di essere cosciente . Ciò è facilmente riscontrabile anche a livello personale: se per esempio pensiamo ai ricordi infantili, ci rendiamo conto di come i bambini non vedano il corpo nel complesso e siano capaci di vivere solo particolari percezioni, dettate per esempio dal dolore o da uno stimolo piacevole, senza per questo aver assolutamente idea di cosa tutto ciò sia. Anche da adulti molti non riescono a sentirsi corpo e non maturano la consapevolezza di esserlo.

Storicamente poi si riscontra in molti casi una certa consapevolezza corporea, ma parziale: si ritrova allora una consapevolezza del corpo che valorizza esclusivamente alcune sue parti, come possono essere le zone genitali idolatrate nei culti priapici o fallici o della dea madre. Anche in questo caso viene meno quella che è l'unità del corpo e la sua soggettività diventa secondaria.

In altri casi, invece, il corpo diventa referente di vita; corpo e corpo animato finiscono per identificarsi, in modo però nettamente squilibrato: il corpo e le sue parti divengono ipostasi delle emozioni, metafora dell'esistenza. Tale visione va a giustificare l'idea di corpo oggettivato: il corpo, ormai metafora, diventa un oggetto, modello di come un corpo dovrebbe essere, piuttosto che espressione del corpo reale e soggettivo.

In alternativa a tale corpo “oggettivato” è pensabile un corpo animato : in questa visione l'uomo non ha un corpo animato, ma è un corpo animato. Maturare tale consapevolezza non è semplice, soprattutto in una società come la nostra in cui comunemente, nel discorso, ci si avvale di espressioni quali “la mia mano”, “il mio corpo”... emblematiche di una percezione della corporalità in termini di estraneità.

In tal senso il linguaggio risulta davvero fondamentale per creare significati: le parole si rivelano un continuo divenire di significati e rappresentano un tramite, buono o cattivo, tra le cose e la nostra interpretazione di esse.

Un linguaggio comune per la scienza psicologica

Proprio per questo - per fare un lavoro profondo di conoscenza di noi stessi - sarebbe fondamentale riuscire a cogliere in noi il significato reale delle parole, e ricordarlo, specialmente quando queste parole si radicano in emozioni determinanti per la nostra vita: a volte è possibile riconquistarlo con pazienza, questo significato, anche nella comunicazione con gli altri.

In quella ricerca continua che è la psicologia sarebbe assai utile, per quanto difficile, riuscire a creare un linguaggio preciso per le sensazioni del soggetto, fino ad ora meglio “rese” dalla voce dei poeti che non dalle teorie della scienza.

Per prendere un esempio classico lo stesso “es” di Freud - che non sarebbe altro che il pronome neutro corrispondente all' “id” latino o all' “esso” italiano –quando diviene ES finisce per acquisire un qualcosa di mostruoso e di strano che lo rende profondamente estraneo all'individuo anche se utile per lo studioso.

La scissione mente-corpo

Ci si può chiedere perché sia tanto difficile all'uomo pensarsi come corpo animato.

Si tende a credere che la scissione mente-corpo sia profondamente legata al pensiero cristiano, ma più verosimile è che si tratti di concetti di derivazione gnostica e/o manichea: nel cristianesimo è infatti sempre stato forte il concetto dell' unità dell'essere umano e dogma di fede è la resurrezione della carne. Un attento studioso della dottrina quale Dante compie tutto il suo viaggio nell'Inferno e nel Purgatorio col suo corpo: si tratta di un corpo percepito e percepibile, capace di inclinare la barca di Caronte e di proiettare l' ombra al suo passaggio. Tale scissione ha comunque finito col diventare estremamente funzionale a un modus vivendi in cui risulta più facile “convivere” con un corpo oggetto, a cui si lega l'idea di addestramento e non di educazione, come similmente in pedagogia si può preferire addestrare un bambino piuttosto che facilitare in lui la nascita di consapevolezza di sé.

Ciò che così si forma è nella realtà un circolo vizioso estremamente importante e, secondo noi, negativo: l'idea di un corpo alle dipendenze di un io incorporeo spinge facilmente a un delirio di onnipotenza, dall'altro rende dipendenti e il delirio di onnipotenza e la di pendenza ci costringono a pensare il corpo come distinto dall'io.

Il corpo vissuto in questo modo diventa sicuramente anche ottimo strumento per i dittatori, grandi e piccoli e quindi facilitatore di mobbing, stress e di ogni deformazione nella vita sociale.

Una sana identificazione dell' io col corpo animato rende tutto ciò meno facile e meno pericoloso.

Vale la pena di affrontare una psicoterapia anche solo per avvicinarsi a questo corpo, spesso “dimenticato”.

 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta