...VITA NARRATA...

Raccontarsi la propria vita?

Julian Jaynes (1) teorizza che ogni uomo, per essere cosciente a se stesso, deve essere in grado di narratizzare, ovvero di raccontare se stesso come soggetto di una storia distribuita con ordine nel tempo. (2)

Il nostro modo di “scegliere” i fatti che costituiscono questo nostro personale romanzo influenza profondamente la nostra interpretazione della vita e di noi stessi: essi diventano la “coscienza” di quello che siamo stati, siamo e saremo.
A tutto questo è quindi strettamente legata la nostra visione di ciò che come uomini possiamo/dobbiamo/vogliamo fare ed essere nella vita.

Una narratizzazione“consapevole ”?
Narratizzare con consapevolezza è estremamente difficile: moltissimi fattori inconsapevoli interferiscono quando scegliamo quali siano fatti importanti della nostra vita, e quali emozioni vere li accompagnano. Finisce così che impediamo spesso - non solo agli altri, ma innanzitutto a noi stessi - di sapere i perché profondi e veri del modo in cui sentiamo, conosciamo, giudichiamo, amiamo, odiamo, programmiamo il nostro Io.

E' come se ogni uomo avesse sempre ottimi motivi per raccontarsi in un certo modo la sua vita, ma solo con fatica potesse arrivare a cogliere quelli “veri”.

Una narratizzazione vera?

In un lavoro di conoscenza di sé diventa allora fondamentale riuscire a rendere queste attività mentali il più possibile critiche e consapevoli, arrivando a comprendere sempre un po' di più perché ci si veda in un certo modo, perché si “creda” di essere una certa persona, di incarnare un certo Io e quindi di dover e/o poter fare o non fare certe cose.

In tale lavoro risulta anche importantissimo riuscire ad inserire la propria storia personale in storie più vaste (storicizzazione), in quanto l'uomo consapevole è essere storico.

Secondo tale prospettiva, a un livello più profondo, la psicoterapia può esser letta come un “riesame” critico delle nostre storie, strumento principe di conoscenza di sé, occasione perché ognuno divenga libero attore di storie “vere.”

(1) = Julian Jaynes, The Origin of Consciousness in the Breakdown of the Bicameral Mind, Houghton Mifflin Company, 1976, (trad. it. Adelphi) ; on line: http://www.julianjaynes.org

(2) = A tal proposito egli osserva come nelle nostre culture moderne la consapevolezza di noi stessi e la conseguente capacità di avere progetti coerenti siano profondamente legate al linguaggio e più precisamente ad un linguaggio metaforico con cui ci creiamo una mappa analogica della nostra vita. Noi infatti abbiamo una diretta percezione dello spazio ma non del tempo: questo ultimo nel nostro linguaggio è una metafora dello spazio; la parola stessa tempo viene dalla radice * tem che significa “dividere una superficie” e l'inglese time viene da antica una radice indoeuropea *dimon che pure significa dividere.

(3) = Nella sua origine greca Storia significa “visione”, quindi “raccolta metodica dell'esperienza” quindi “sapienza” (in greco lo storico è colui che ha visto, quindi sa )

 

Dottor Guido Giorgio Ligabò, medico, psicologo,psicoterapeuta