In questo articolo
La tiroidite di Hashimoto è una patologia della tiroide che prende il nome dallo specialista Hakaru Hashimoto che per primo ha descritto questa condizione nei primi anni del secolo scorso.
È anche conosciuta come tiroidite cronica autoimmune, in quanto il sistema immunitario produce anticorpi che attaccano i tessuti sani della tiroide, danneggiandola.
Questo provoca un costante stato di infiammazione che naturalmente ha un impatto negativo sulla capacità della ghiandola di produrre gli ormoni necessari al buon funzionamento dell’organismo.
La tiroidite di Hashimoto può causare disturbi più complicati come l’ipotiroidismo ma non solo.
In alcune persone la tiroide può arrivare ad essere talmente infiammata e gonfia da provocare lo sviluppo del gozzo che, nei casi più gravi, può compromettere la respirazione e la capacità di inghiottire.
Negli ultimi anni si è discusso molto del ruolo della vitamina D nel contesto dell’autoimmunità tiroidea.
In questo articolo facciamo il punto su cosa dice la ricerca scientifica.

Vitamina è quella sostanza che, pur essendo essenziale per l’organismo, non viene prodotta dal corpo.
Da questo punto di vista, la vitamina D non è una vitamina vera e propria ma un ormone steroide, anzi un pre-ormone prodotto dalla nostra pelle nel momento in cui viene colpita dai raggi solari UVA.
Ne esistono due tipi:
Sia quando ci esponiamo al sole, sia quando assumiamo un integratore di vitamina D, questa prende la via del fegato e viene convertita, attraverso il processo di idrossilazione, in 25D (calcidiolo), in modo da poter essere immagazzinata nell’organismo.
Dal fegato la 25D arriva ai reni, dove viene trasformata in 1,25-D (calcitriolo), la forma attiva e potente della Vitamina D che si lega a specifici recettori (VDR) presenti in molte cellule del corpo, comprese quelle del sistema immunitario.
È proprio questo ruolo immunomodulante a farla interessare particolarmente nelle malattie autoimmuni.
Diversi studi hanno mostrato che le persone con tiroidite di Hashimoto tendono ad avere livelli di vitamina D più bassi rispetto a individui sani.
Si è visto anche come nelle patologie di carattere autoimmune, a causa di un polimorfismo, un recettore della vitamina D non riesca a fissare la forma attiva, il calcitriolo, producendo così un deficit nel sangue.
È emersa anche un’altra correlazione: più bassa è la vitamina D, più alti sono i livelli degli anticorpi anti-TPO e anti-TG, anticorpi indicatori chiave della malattia.
Seppure questi risultati non provano un nesso di causa-effetto, suggeriscono che carenza di vitamina D e Hashimoto frequentemente coesistono.
Vediamo meglio perché.
Tanta più vitamina è presente nel nostro corpo, tanto più sarà efficace sia la risposta immunitaria sia la capacità dell’organismo di bloccare una reazione autoimmune.
Quest’ultima è la reazione che si innesca quando i linfociti Th17 si scatenano contro cellule e tessuti che non riconoscono erroneamente come propri, aggredendoli.
Il suo è un ruolo di modulatore:
La Vitamina D può quindi aiutare a “spegnere” alcune reazioni immunitarie eccessive, promuovendo un ambiente più equilibrato che può rallentare o attenuare l’aggressione autoimmune della tiroide.
Diversi studi clinici hanno esaminato cosa succede quando persone con Hashimoto assumono vitamina D:

1. Controlla i livelli di Vitamina D
La prima cosa da fare è misurare i livelli di vitamina D tramite un semplice esame del sangue (25-OH vitamina D). Questo è importante perché:
2. Dosala in sicurezza
La dose ottimale di Vitamina D varia molto da persona a persona e dipende da livelli di partenza, peso, età e altri fattori.
Per questo motivo è importante:
Assumere dosi eccessive di Vitamina D senza controllo può avere effetti collaterali, poiché può influenzare il metabolismo del calcio.
Anche se raro, questo rischio esiste e perciò non è consigliabile auto prescriversi alte dosi senza supervisione.
3. Non aspettarti miracoli
È importante essere realistici: la Vitamina D non è una cura per Hashimoto.
Non sostituisce la terapia ormonale sostitutiva quando necessaria né elimina completamente l’autoimmunità.
Tuttavia può:

La dieta migliore da seguire in caso di tiroidite di Hashimoto (e di ipotiroidismo, di cui la tiroidite è spesso causa) è una dieta sfiammante e curativa per l’intestino.
Vale a dire una dieta ricca di vegetali freschi e il più possibile integri (in particolare verdura, ortaggi e un poco di frutta), grassi sani e proteine di buona qualità come carne, pesce e uova.
Tutti alimenti che il nostro organismo è progettato per digerire e per sfruttarne al massimo le proprietà nutritive.
Trovi maggiori dettagli su cosa mangiare e cosa evitare qui.
La ricerca scientifica indica che esiste una connessione tra carenza di Vitamina D e tiroidite di Hashimoto.
Controllarle, integrarla e monitorarla può ridurre autoanticorpi e migliorare alcuni parametri tiroidei.
Parlane con il tuo medico per valutare se questa integrazione può fare al caso tuo.
La dieta migliore da seguire in caso di tiroidite di Hashimoto è una dieta sfiammante e curativa per l’intestino.
Lavorare sulla tua alimentazione può fare davvero la differenza e uno stile alimentare come quello che consigliamo nel SAUTÓN Approach, può aiutarti a spegnere l’infiammazione generalizzata nell’organismo e riportarlo ad una situazione di calma ed equilibrio.
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Fonti:
Zhang et al., Effects of vitamin D on thyroid autoimmunity markers in Hashimoto’s thyroiditis: systematic review and meta-analysis, J Int Med Res, 2021. PMC
Vitamin D and thyroid disorders: a systematic review and Meta-analysis of observational studies. SpringerLink
Impact of Vitamin D on Immunopathology of Hashimoto’s Thyroiditis: From Theory to Practice. MDPI
The Role of Vitamin D in Autoimmune Thyroid Diseases: A Narrative Review Journal if Clinical Medicine
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