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La soia fa male? La verità, gli studi e le alternative

Maria Pia Festini

Naturopata | Tutor e Coach Sautón Academy | Consulente nutrizionale

La soia fa male? Questo è senza dubbio uno dei quesiti più dibattuti degli ultimi tempi.

Quando ci si avvicina al mondo del naturale o si decide di diventare vegetariani o vegani, a volte la prima cosa che si fa è sostituire il latte e i suoi derivati e le proteine animali con alternative vegetali.

E, in genere, il primo alimento che comincia a comparire sulla tavola in quantità massicce è la soia (non è sempre così, ma succede!).

Infatti, i negozi di alimenti naturali vendono soia in tutte le salse: latte, yogurt, polpette, gelato, soia gialla e così via.

La soia viene poi pubblicizzata come salvavita per il cuore e le arterie perché si pensa che riduca il colesterolo in eccesso.

Il fatto che sia così presente nei supermercati naturali e che sia pubblicizzata così bene, ci indurrebbe a pensare che sia l’alimento più innocente e miracoloso del mondo e che mangiarlo sia la chiave per vivere in salute.

Ma è davvero così?

La soia ha dei lati oscuri che non possiamo ignorare.

In questo articolo vedremo quali sono e faremo luce sul perché, se consumata in eccesso, fa male.

Che cos’è la soia e come viene utilizzata

Che cos'è la soia e come viene utilizzata

I fagioli di soia sono un legume originario dell’Asia, ma che oggi viene prodotto su larga scala anche negli Stati Uniti e, in piccole quantità, in Italia.

La soia è usata come base per diversi alimenti come tofu, latte di soia, sostituti di carne e derivati del latte.

È usata anche in cibi fermentati come miso, natto e tempeh, che sono comunemente usati in alcune zone dell’Asia.

Oltre il 90% della soia coltivata negli Stati Uniti è geneticamente modificata e viene irrorata con velenosi erbicidi.

Raramente viene consumata intera nei Paesi occidentali, nella maggior parte dei casi si tratta di prodotti raffinati che vengono elaborati a partire dai fagioli di soia.

La maggior parte del raccolto degli Stati Uniti viene utilizzato per la produzione dell’olio di semi di soia, che viene estratto con l’utilizzo di solventi chimici.

Ciò che rimane dopo che sono stati estratti i grassi è la farina di soia, che è fatta per circa il 50% di proteine.

La maggior parte della farina viene utilizzata per nutrire il bestiame, ma può anche essere ulteriormente elaborata per ottenere le proteine isolate della soia.

Per via del suo basso costo e di alcune sue proprietà, l’olio e le proteine della soia si sono fatti strada nel mercato occidentale in molti tipi di prodotti raffinati.

Spesso si consumano quantità significative senza saperlo, proprio perché è presente in maniera occulta in molti prodotti che troviamo al supermercato.

I diversi tipi

È molto importante essere consapevoli del fatto che la composizione nutrizionale dipende notevolmente dal tipo di soia che si acquista.

I semi di soia integrali possono essere nutrienti, mentre i prodotti derivati dalla soia raffinati, come le proteine e l’olio di soia, non lo sono affatto.

semi di soia integrali contengono una vasta gamma di sostanze nutritive.

100 g di semi maturi, cotti e integrali, contengono grandi quantità di manganese, selenio, rame, potassio, fosforo, magnesio, calcio, vitamina B6, acido folico, riboflavina (B2), tiamina (B1) e vitamina K.

Il contenuto proteico

Sebbene la soia abbia un elevato contenuto di proteine, si tratta comunque di una fonte molto povera, perché altre proteine in essa contenute agiscono come potenti inibitori.

Questi “anti-nutrienti” bloccano l’azione della tripsina e di altri enzimi necessari per la digestione delle proteine.

Per questo, il suo consumo può portare a carenze croniche nell’assorbimento degli aminoacidi.

Il contenuto di grassi

Gli acidi grassi presenti nella soia sono per lo più Omega 6.

Questo può essere problematico perché troppi Omega 6 nella dieta possono produrre infiammazioni e altri problemi di salute.

Per questo motivo, è molto importante evitare l’olio di soia (e altri oli vegetali ricchi di Omega 6) e gli alimenti che lo contengono.

La soia fa male alle donne in menopausa?

La soia e i suoi derivati, come il tofu, contengono composti biologicamente attivi chiamati isoflavoni che funzionano come fitoestrogeni.

Si tratta di composti di origine vegetale che possono attivare i recettori degli estrogeni nel corpo umano.

A causa dell’attività estrogenica, questi isoflavoni sono spesso usati come alternativa naturale ai farmaci per alleviare i sintomi della menopausa e ridurre il rischio di perdita ossea nelle donne anziane.

Tuttavia, questo uso è controverso e molti esperti sostengono che i rischi superino qualsiasi potenziale beneficio.

Questi isoflavoni sono classificati come interferenti endocrini, sostanze chimiche che possono interferire con la normale funzione degli ormoni nel corpo.

Ecco perché è bene fare attenzione alla soia soprattutto se sei una donna in menopausa

Inoltre, possono interferire con gli ormoni coinvolti nella riproduzione e nella crescita.

Negli uomini possono interferire con l’energia sessuale, tanto da provocare una leggera impotenza.

Inoltre, alcuni studi suggeriscono che la soia possa aumentare il rischio di cancro.

Alcuni studi fatti sull’uomo hanno evidenziato che gli isoflavoni della soia possono stimolare la proliferazione e l’attività delle cellule nel seno (McMichael-Phillips DF et al., 1998 – Am J Clin Nutr — PMID: 9848512).

In uno studio, 48 donne sono state divise in due gruppi.

Un gruppo faceva una dieta normale, l’altro la integrava con 60 grammi di proteine della soia.

Dopo soli 14 giorni, il gruppo che assumeva proteine della soia mostrava un aumento significativo nella proliferazione (aumento di numero) delle cellule epiteliali del seno, che sono le cellule che hanno più probabilità di trasformarsi in cellule cancerose.

La soia fa male anche agli uomini?

Sebbene anche gli uomini abbiano una certa quantità di estrogeni, averne livelli troppo elevati è innaturale.

Quindi un’elevata quantità di isoflavoni della soia può interferire con le normali funzioni ormonali maschili.

In uno studio condotto su 99 uomini che frequentavano una clinica per infertilità, è stato evidenziato che quelli che avevano consumato più soia nei 3 mesi precedenti lo studio, avevano una concentrazione spermatica più bassa (Chavarro JE et al., 2008 – Human Reproduction — PMID: 18650557).

In un altro studio, invece, si è visto che il consumo di 40 mg al giorno di isoflavoni della soia per 2 mesi non produceva effetti sugli ormoni e sulla qualità del seme (Mitchell JH et al., 2001 – Clin Sci (Lond) — PMID: 11352776).

Fino ad ora gli studi condotti in questa direzione non hanno portato risultati definitivi ed è quindi errato affermare che la soia interferisca sulla qualità del seme e del testosterone.

Tuttavia, resta il fatto che gli isoflavoni della soia possono interferire con le funzioni ormonali negli uomini.

E questo dovrebbe bastare a indurti a consumarla con attenzione!

La soia e i danni al cervello e alla tiroide

Soia e disturbi della tiroide

Il cervello utilizza gli aminoacidi tirosina e fenilalanina per sintetizzare la dopamina e noradrenalina, i due neurotrasmettitori chiave del cervello che promuovono la vigilanza e l’attività.

Depressione, disturbi dell’umore e deficit di attenzione sono anch’essi associati a bassi livelli di dopamina e noradrenalina.

La soia ha dimostrato di influenzare l’attività della tirosina idrossilasi negli animali, causando disturbi nell’utilizzo della dopamina.

I ricercatori del Karolinska Institute in Svezia presso il National Institutes of Health stanno cercando una connessione tra l’attività della tirosina idrossilasi, i recettori degli ormoni tiroidei e l’abbassamento dei livelli di dopamina nel cervello.

La tirosina è fondamentale per il cervello anche per un altro motivo.

È necessaria per l’organismo perché produce ormoni tiroidei attivi che sono un importante regolatore fisiologico dello sviluppo del cervello dei mammiferi.

Gli ormoni tiroidei regolano la crescita e la migrazione dei neuroni, compreso lo sviluppo sinaptico e la formazione della mielina in regioni specifiche del cervello.

Bassi livelli ematici di tirosina rendono la tiroide poco efficiente.

Gli scienziati sanno da anni che gli isoflavoni dei prodotti a base di soia possono inficiare le funzioni della tiroide, soprattutto in chi ha già fragilità tiroidea, causando gozzo (ingrossamento della ghiandola tiroidea) e malattie autoimmuni della tiroide.

Alcuni ricercatori giapponesi hanno studiato gli effetti sulla tiroide dalla soia somministrandola a soggetti sani (Ishizuki Y et al., 1991 – Nihon Naibunpi Gakkai Zasshi — PMID: 1868922).

Hanno riferito che il consumo di appena 30 grammi (due cucchiai) di soia al giorno per un mese ha determinato un aumento significativo dell’ormone che stimola la tiroide (TSH), che è prodotto dalla ghiandola pituitaria del cervello quando gli ormoni tiroidei sono troppo bassi.

I loro risultati hanno suggerito che “l’ingestione eccessiva di soia per un certo periodo può sopprimere la funzione della tiroide e causare gozzo in persone sane, soprattutto in soggetti anziani.

La soia è pericolosa per i lattanti

Un altro dei gravi problemi della soia è il suo uso negli alimenti per lattanti.

La quantità di fitoestrogeni che un lattante assume in una giornata attraverso un preparato di latte equivale a 5 pillole anticoncezionali”, dice Mary G. Enig, presidente dell’Associazione Maryland Nutrizionisti.

Lei ed altri esperti nutrizionisti ritengono che l’esposizione infantile a elevate quantità di fitoestrogeni sia associata a pubertà precoce nelle ragazze e ritardata maturazione fisica nei ragazzi.

Uno studio pubblicato sulla rivista medica britannica Lancet ha rilevato che “l’esposizione quotidiana dei bambini agli isoflavoni della soia ha nel neonato effetti ormonali 6-11 volte superiori rispetto a quelli che ha negli adulti che consumano alimenti a base di soia.

Una dose di due bicchieri di latte di soia al giorno è sufficiente ad alterare il ciclo mestruale nelle donne.

Nel sangue dei bambini esaminati, le concentrazioni di isoflavoni sono state 13.000-22.000 volte più elevate della concentrazione di estrogeni naturali nei primi mesi di vita.

Formulazione di soia per lattanti, ormoni tiroidei e sviluppo del cervello fetale

I ricercatori della Cornell University Medical College hanno dimostrato che la “frequenza delle poppate con formule a base di latte di soia nei primi anni di vita era significativamente più alta nei bambini con malattie autoimmuni della tiroide (Fort P et al., 1990 – J Am Coll Nutr — PMID: 2338464).

In uno studio precedente avevano scoperto che un certo numero di bambini diabetici aveva assunto formule a base di soia durante l’infanzia.

Livelli sfasati degli ormoni della tiroide possono avere un effetto devastante sullo sviluppo del cervello umano.

In particolare, durante le prime 12 settimane di gravidanza, quando il feto dipende dagli ormoni tiroidei della madre per lo sviluppo del cervello.

Si può consumare la soia in gravidanza?

Se sei in gravidanza, o hai intenzione di avere un bambino o stai allattando, evita la soia e i suoi composti raffinati, perché alterano il sistema endocrino.

Evitare il latte artificiale di soia è molto importante.

Alternative decisamente migliori sono il latte di cocco e di mandorla.

Quale soia dovresti evitare?

In genere, la soia (e i prodotti a base di soia) che trovi nei negozi biologici è certificata non OGM, di coltivazione biologica non intensiva.

Quindi questa variante viene da semi naturali e non trasformati in laboratorio.

Se invece mangi soia o derivati di cui non conosci la provenienza, potresti trovarti di fronte a un alimento estremamente dannoso.

Infatti gran parte di questa proviene da coltivazioni intensive (fatte quindi con l’uso di concimi chimici e pesticidi).

Sono da evitare:

  • latte di soia
  • crackers
  • pasta
  • gelati
  • cotolette a base di soia
  • lecitina di soia della grande distribuzione.

Un altro prodotto che dovresti evitare è il “ristrutturato di soia”.

Quest’ultimo è venduto come alternativa proteica sotto forma di granulare, spezzatino o bistecca.

Si tratta purtroppo di un alimento molto nocivo e poco naturale che si ottiene con un processo di lavorazione altamente industriale.

Quale soia puoi consumare?

In Asia la soia si consuma in modo completamente diverso da come la consumiamo in Occidente.

Le forme tradizionali sono fermentate: miso, tempeh, tamari, natto.

La fermentazione è un processo che trasforma la soia in profondità: riduce il livello di fitati e di inibitori della tripsina (che interferiscono con enzimi e aminoacidi), abbassa i fitoestrogeni e rende le proteine più digeribili e biodisponibili.

Le popolazioni asiatiche consumano questi prodotti quasi quotidianamente, ma in piccole quantità e come condimento o accompagnamento — non come sostituto principale delle proteine.

Non è paragonabile al burger di soia OGM, al latte di soia a colazione o allo yogurt di soia come spuntino.

In sintesi: se vuoi includere la soia nella tua alimentazione, scegli solo le forme fermentate, biologiche, non OGM e in piccole quantità.

Quanta soia puoi consumare?

A causa di tutti i problemi visti, pur essendo una buona fonte di proteine vegetali, la soia (sia i legumi, sia il tofu) non è un prodotto equilibrato.

Per questo, non può essere consumata più di 1-2 volte a settimana (massimo 3 volte se sei vegetariano).

E la lecitina di soia?

Lecitina di soia

La lecitina di soia non è nociva.

Per molto tempo è stato difficile trovarla non OGM e quindi era meglio non usarla.

Adesso, in erboristeria o nei negozi di alimenti biologici, puoi trovarla non OGM e certificata biologica.

E questa puoi consumarla in tutta sicurezza.

Pur essendo un derivato della soia, è uno dei pochi derivati che puoi assumere.

Le alternative: le proteine vere

Se decidi di ridurre o eliminare la soia, la domanda naturale è: con cosa la sostituisco?

La buona notizia è che le proteine migliori per il tuo corpo sono anche le più semplici e le più antiche:

Uova da galline allevate a terra e biologiche — la proteina più completa in natura. Contengono tutti gli aminoacidi essenziali, vitamine del gruppo B, colina e grassi sani. Due uova a colazione cambiano la giornata.

Pesce selvaggio — salmone, sgombro, sardine, acciughe. Ricchi di Omega-3 antinfiammatori e proteine altamente biodisponibili. Scegli sempre selvaggio, mai da allevamento.

Carne grass-fed — da animali allevati al pascolo, non in allevamenti intensivi. La differenza nel profilo nutrizionale è enorme: più Omega-3, più vitamine, meno tossine.

Brodo di ossa — una delle fonti proteiche più antiche al mondo. Ricchissimo di collagene, glicina e minerali, ripara la barriera intestinale e nutre le articolazioni. Nel Metodo Sautón è uno dei pilastri dell’alimentazione.

Queste sono proteine complete, biodisponibili e che il tuo corpo riconosce e utilizza immediatamente. Non hanno bisogno di essere processate, arricchite o modificate in laboratorio.

Proteina vegetale non significa proteina sana. Il tuo corpo sa la differenza.

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Conclusione

La soia non è il superfood che ci hanno raccontato. Fitoestrogeni che alterano il sistema endocrino, antinutrienti che bloccano l’assorbimento di ferro e zinco, coltivazioni quasi interamente OGM e processi di lavorazione industriale: sono motivi sufficienti per ridurla drasticamente o eliminarla dalla tua alimentazione quotidiana.

Le uniche forme accettabili sono quelle fermentate (miso, tempeh, tamari), biologiche, non OGM e in piccole quantità — come fanno da secoli le popolazioni asiatiche.

Per le tue proteine quotidiane, scegli quelle che il tuo corpo riconosce davvero: uova da galline allevate a terra e biologiche, pesce selvaggio, carne grass-fed e brodo di ossa. Sono complete, biodisponibili e non hanno bisogno di essere modificate in laboratorio.

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Domande frequenti

Sì, le forme fermentate come miso, tempeh e tamari sono accettabili in piccole quantità. La fermentazione riduce fitati e fitoestrogeni, rendendo la soia più digeribile. È il modo in cui viene consumata da secoli in Asia.

Sì, soprattutto in chi ha già fragilità tiroidea. I fitoestrogeni della soia possono ostacolare la produzione di ormoni tiroidei e aumentare il TSH. Chi ha problemi di tiroide dovrebbe evitarla o limitarla alle sole forme fermentate.

È meglio evitarla, soprattutto sotto forma di latte di soia per lattanti. I fitoestrogeni possono interferire con lo sviluppo ormonale nei bambini. Alternative migliori sono il latte di cocco e il latte di mandorla.

Uova da galline allevate a terra e biologiche, pesce selvaggio, carne grass-fed e brodo di ossa. Sono proteine complete, biodisponibili e che il corpo riconosce immediatamente.

Sì. È estratto con solventi chimici, è ricco di Omega-6 pro-infiammatori e si ossida facilmente con il calore. Sostituiscilo con ghi, olio di cocco o olio extravergine di oliva.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere medico. Consulta il tuo medico prima di modificare la tua alimentazione o iniziare un percorso di integrazione.

Fonti:

  1. McMichael-Phillips DF et al., 1998 – Am J Clin Nutr — PMID: 9848512
  2. Chavarro JE et al., 2008 – Human Reproduction — PMID: 18650557
  3. Mitchell JH et al., 2001 – Clin Sci (Lond) — PMID: 11352776
  4. Ishizuki Y et al., 1991 – Nihon Naibunpi Gakkai Zasshi — PMID: 1868922
  5. Fort P et al., 1990 – J Am Coll Nutr — PMID: 2338464

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COMMENTI

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  • Ines 5 Ottobre 2020

    E io che bevo latte di soia, come se non ci fosse un domani

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