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Glicemia alta. Ogni anno, sempre più persone leggono queste parole sui referti delle analisi.
Il medico dice di “stare attenti ai dolci” e di “mangiare integrale”. Tu sostituisci lo zucchero con il dolcificante, il pane bianco con quello integrale, la pasta normale con quella di farro. E alla prossima analisi, il numero è ancora lì. O è salito.
Il problema non è la tua disciplina. Il problema è che il consiglio convenzionale affronta il sintomo e ignora la causa. Perché la glicemia alta non è il problema. È il sintomo di un problema più profondo. E quel problema, nella maggior parte dei casi, si chiama resistenza insulinica.
In questa guida ti spiego il legame tra glicemia, insulina e metabolismo — il cuore dell’approccio della Nutrizione Metabolica — e cosa puoi fare concretamente per invertire la rotta.
Per capire la glicemia alta, devi capire l’insulina. Sono inseparabili.
La glicemia è la quantità di glucosio nel sangue. Il glucosio arriva principalmente dai carboidrati: pane, pasta, riso, frutta, dolci. Quando mangi, la glicemia sale. Il pancreas risponde producendo insulina, un ormone che funziona come una chiave: apre le porte delle cellule per far entrare il glucosio. Il glucosio entra, viene usato come energia, la glicemia scende.
Sistema perfetto, quando funziona.
Il problema nasce quando questo meccanismo viene sollecitato troppo, troppo spesso. Colazione con biscotti e succo di frutta. Spuntino con crackers. Pranzo con pasta. Merenda con frutta. Cena con pane. Ogni volta che mangi carboidrati, l’insulina sale. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, le cellule iniziano a “stancarsi” del segnale dell’insulina. Come se diventassero sorde.
Questa è la resistenza insulinica. Il pancreas produce sempre più insulina per ottenere lo stesso effetto. I livelli restano cronicamente elevati. E a un certo punto, nemmeno tutta quell’insulina basta più. La glicemia inizia a salire.
Ecco perché la glicemia alta è un sintomo tardivo. Quando la vedi nelle analisi, la resistenza insulinica è già in corso da anni.
La scienza PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) ci insegna che questo squilibrio non resta isolato. L’insulina alta influenza gli altri ormoni, promuove l’infiammazione, favorisce l’accumulo di grasso addominale, altera l’umore e l’energia. È un effetto domino che coinvolge tutto l’organismo.

Zuccheri semplici
Zucchero bianco, di canna, miele, sciroppi, dolci, bevande zuccherate, succhi di frutta. Entrano nel sangue rapidamente e fanno schizzare la glicemia. Anche lo zucchero “naturale” è zucchero: il miele alza la glicemia esattamente come lo zucchero bianco. Lo sciroppo d’agave, spesso presentato come alternativa sana, è ancora peggio perché ricchissimo di fruttosio.
Carboidrati raffinati
Pane bianco, pasta, riso bianco, cereali per la colazione, crackers, grissini, fette biscottate. Sono amidi che il corpo converte rapidamente in glucosio. L’indice glicemico del pane bianco è superiore a quello dello zucchero da tavola — alza la glicemia ancora più velocemente.
Anche i carboidrati “complessi” sono un problema
Per anni ci hanno insegnato a preferire pane integrale, pasta integrale, riso integrale. La verità? La differenza è minima. Il pane integrale alza la glicemia quasi quanto quello bianco.
Il motivo è semplice: anche i carboidrati “complessi” vengono scomposti in glucosio. Più lentamente, certo, ma la quantità finale è la stessa. Nel Metodo Sautón non sostituiamo il pane bianco con quello integrale: riduciamo i cereali nel complesso.
Frutta in eccesso
La frutta contiene fruttosio e glucosio. È naturale, ma è pur sempre zucchero. Una mela contiene circa 20 grammi di zuccheri. Due frutti al giorno sono 40 grammi — più di una lattina di coca cola. Il fruttosio viene metabolizzato dal fegato in modo simile all’alcol e, in eccesso, contribuisce al fegato grasso e alla resistenza insulinica.
Pasti troppo frequenti
“Mangia poco e spesso” è stato il mantra dietetico per decenni. Il problema? Ogni volta che mangi carboidrati, l’insulina sale. Mangiare spesso significa tenere l’insulina cronicamente elevata. Il corpo non ha mai una pausa per bruciare i grassi e ripristinare la sensibilità insulinica.
Nel Metodo Sautón preferiamo pasti completi e sazianti, che ti permettano di arrivare al pasto successivo senza fame e senza spuntini.
L’indice glicemico (IG) misura la velocità con cui un alimento alza la glicemia rispetto al glucosio puro (IG = 100). Alimenti ad alto IG (sopra 70): pane bianco, riso bianco, patate, cornflakes. Medio IG (56-69): pane integrale, riso basmati, banana matura. Basso IG (sotto 55): legumi, verdure, frutti di bosco, noci.
È uno strumento utile, ma ha limiti. Non tiene conto della quantità: una carota ha un indice glicemico alto, ma dovresti mangiarne un chilo per un impatto significativo. Per questo esiste anche il carico glicemico, che considera sia l’indice che la porzione.
Ma la verità più semplice è questa: se riduci drasticamente i carboidrati, non devi preoccuparti troppo dell’indice glicemico. Verdure, proteine e grassi sani hanno tutti un impatto minimo sulla glicemia.
Verdure non amidacee
Spinaci, bietole, cavolo nero, broccoli, cavolfiori, zucchine, cetrioli, peperoni, finocchi, asparagi, fagiolini. Hanno pochissimi carboidrati e molte fibre. Nel Metodo Sautón consigliamo di preferirle cotte per una migliore digestione.
Grassi sani
Ghee, olio extravergine d’oliva, olio di cocco, avocado, burro da animali grass-fed. I grassi non alzano la glicemia e non stimolano l’insulina. Sono il carburante ideale per chi vuole uscire dalla dipendenza dai carboidrati: energia stabile e duratura, senza i picchi e i cali dello zucchero.
Il ghee in particolare è perfetto per cucinare: resiste alle alte temperature, è privo di lattosio e caseina, e nella tradizione ayurvedica è considerato un alimento medicinale.
Proteine di qualità
Uova, pesce (salmone, sgombro, sardine, acciughe), carne da animali allevati al pascolo, pollame, frutti di mare. Le proteine hanno un impatto minimo sulla glicemia, aumentano la sazietà e sono essenziali per la massa muscolare — che a sua volta migliora la sensibilità insulinica.
Pesce grasso ricco di omega-3
Salmone selvaggio, sgombro, sardine, acciughe. Gli omega-3 riducono l’infiammazione e migliorano la sensibilità insulinica. Il consumo regolare di pesce grasso è associato a un minor rischio di diabete.
Frutta secca, semi e spezie
Noci, mandorle, semi di lino, semi di chia, semi di zucca: ricchi di grassi buoni, proteine e fibre, con impatto minimo sulla glicemia. Tra i frutti, scegli quelli a basso IG: mirtilli, lamponi, fragole, more, in piccole porzioni.
Cannella, curcuma, zenzero e fieno greco hanno dimostrato in studi scientifici di migliorare la sensibilità insulinica. Un cucchiaio di aceto di mele prima dei pasti può rallentare il picco glicemico post-prandiale.
La resistenza insulinica merita un approfondimento perché è il vero nodo della questione. Puoi averla per anni senza che la glicemia a digiuno sia alterata: il pancreas compensa producendo più insulina. Le analisi standard sembrano normali, ma il metabolismo è già compromesso.
I segnali spesso vengono ignorati: fame frequente (soprattutto di dolci), energia a montagne russe, difficoltà a perdere peso sul girovita, sonnolenza dopo i pasti, nebbia mentale, trigliceridi alti e HDL basso, pelle scura e ispessita nelle pieghe del collo.
Se ti riconosci in questi segnali, non aspettare che la glicemia si alzi. Intervieni ora.
L’insulina alta non danneggia solo il metabolismo degli zuccheri. Promuove l’accumulo di grasso addominale, aumenta la pressione, favorisce l’infiammazione cronica, altera gli ormoni sessuali, aumenta il rischio cardiovascolare. È la sindrome metabolica: un insieme di condizioni che hanno tutte la resistenza insulinica come radice comune.
La buona notizia: la resistenza insulinica è reversibile. L’alimentazione è lo strumento più potente per invertire la rotta.
Non tutte le iperglicemie sono uguali.
Iperglicemia occasionale. Un picco dopo un pasto ricco di carboidrati è fisiologico. Il problema non è il singolo picco, ma la ripetizione costante.
Iperglicemia a digiuno. Se la glicemia è alta anche al mattino, il segnale è più serio: il fegato sta rilasciando glucosio e l’insulina non riesce a controllarlo. Valori a digiuno tra 100 e 125 mg/dl indicano “prediabete”.
Iperglicemia post-prandiale. La glicemia dopo i pasti dovrebbe tornare sotto 140 mg/dl entro due ore. Le analisi standard spesso non la rilevano. Misurare la glicemia dopo i pasti, almeno occasionalmente, può essere illuminante.
L’iperglicemia cronica causa danni reali: il glucosio in eccesso si lega alle proteine (glicazione), danneggiando vasi sanguigni, nervi, occhi, reni. L’emoglobina glicata (HbA1c) misura questo processo sugli ultimi 2-3 mesi — valori ottimali sono sotto il 5.5%.
Quando si parla di glicemia alta, è importante capire dove ti trovi nello spettro. Non tutte le iperglicemie significano diabete, ma ignorarle può portare lì.
Il prediabete è la zona grigia: glicemia a digiuno tra 100 e 125 mg/dl. Non sei ancora diabetico, ma il tuo metabolismo sta già scivolando. È la fase in cui puoi ancora invertire la rotta completamente con alimentazione e stile di vita. Purtroppo, la maggior parte delle persone non riceve questo avvertimento con sufficiente urgenza.
Il diabete di tipo 2 è la forma più comune (90% dei casi): il pancreas produce insulina, ma le cellule non rispondono più adeguatamente. È strettamente legato ad alimentazione, sedentarietà e sovrappeso.
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il pancreas non produce insulina: richiede sempre terapia insulinica e non è legato allo stile di vita.
Il diabete gestazionale colpisce alcune donne durante la gravidanza e richiede un monitoraggio attento. Nella maggior parte dei casi si risolve dopo il parto, ma aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 in seguito.
Per monitorare la glicemia nel tempo, il parametro più utile è l’emoglobina glicata (HbA1c): misura la media della glicemia negli ultimi 2-3 mesi. Valori sotto il 5,7% sono normali, tra 5,7% e 6,4% indicano prediabete, sopra il 6,5% diabete.
A differenza della glicemia a digiuno — che è un’istantanea — l’emoglobina glicata racconta la storia del tuo metabolismo. Chiedi al tuo medico di includerla nei controlli.
1. Riduci drasticamente i carboidrati. Elimina zuccheri, cereali, pane, pasta, riso, patate. Costruisci i pasti intorno a proteine, verdure e grassi sani. I carboidrati diventano un contorno occasionale, non la base di ogni pasto.
2. Aumenta i grassi sani. Ghee per cucinare, olio extravergine a crudo, avocado, frutta secca. I grassi ti saziano e stabilizzano la glicemia. Senza di loro, sentirai fame e mollerai dopo pochi giorni.
3. Proteine a ogni pasto. Uova a colazione, pesce o carne a pranzo e cena. Mantengono la glicemia stabile e preservano la massa muscolare.
4. Evita gli spuntini. Fai pasti completi che ti sazino per 4-5 ore. Ogni volta che mangi, stimoli l’insulina. Dare al corpo delle pause è fondamentale per recuperare sensibilità insulinica.
5. Muoviti dopo i pasti. Una camminata di 15-20 minuti dopo pranzo o cena aiuta a utilizzare il glucosio circolante e riduce il picco glicemico.
6. Dormi a sufficienza. Anche solo qualche notte di sonno insufficiente può alterare la glicemia. Punta a 7-8 ore per notte.
7. Gestisci lo stress. Il cortisolo alza la glicemia indipendentemente da cosa mangi.
8. Considera il digiuno intermittente. Mangiare in una finestra di 8 ore e digiunare per 16 è uno degli strumenti più efficaci per abbassare l’insulina. Non necessariamente subito: prima stabilizza l’alimentazione, poi sperimenta gradualmente.
L’alimentazione è lo strumento più potente per gestire la glicemia, ma ci sono situazioni in cui il supporto medico è indispensabile. Consulta il tuo medico se la glicemia a digiuno supera costantemente 126 mg/dl, se l’emoglobina glicata è sopra il 6,5%, se hai sintomi come sete eccessiva, minzione frequente, perdita di peso inspiegabile o visione offuscata.
Se stai già assumendo farmaci per il diabete (metformina, insulina o altri), non modificarli e non interromperli senza parlare con il tuo medico. L’alimentazione può ridurre il bisogno di farmaci nel tempo, ma questa transizione va gestita con supervisione medica. Il Metodo Sautón non sostituisce la terapia medica: la integra e la potenzia.
Nel Metodo Sautón, il controllo della glicemia è centrale. Non perché ci concentriamo sul diabete, ma perché glicemia e insulina sono al cuore del metabolismo.
Quando riduci i carboidrati e aumenti i grassi sani, succedono diverse cose. La glicemia si stabilizza: niente più picchi e cali. L’insulina scende, e con lei l’infiammazione.
Il corpo impara a usare i grassi come carburante primario. L’energia diventa costante. La fame compulsiva scompare. È un cambiamento profondo che va ben oltre il numero sulle analisi.
Non è una dieta temporanea per abbassare un numero. È un cambio di carburante che trasforma il modo in cui il tuo corpo funziona. Oltre 21.000 persone hanno sperimentato questo approccio, molte delle quali avevano glicemia alta o resistenza insulinica.
Primi giorni: fase di adattamento. Potresti sentirti stanco, avere mal di testa, voglia di dolci. È normale e passa rapidamente.
Dopo 1-2 settimane: energia stabile. Niente più cali a metà mattina. Fame controllata. Sonno migliore.
Dopo 4-8 settimane: le analisi spesso mostrano glicemia in discesa. Trigliceridi migliorati. HDL in salita.
Dopo 3-6 mesi: sensibilità insulinica notevolmente migliorata. Il corpo funziona con un carburante diverso.
Se vuoi capire da dove partire, fai il Quiz Metabolico gratuito e scopri il programma Chetogenica Facile — il percorso che ha già aiutato migliaia di persone a trasformare il proprio metabolismo.
Il ghee è il grasso ideale per chi vuole stabilizzare la glicemia: non contiene zuccheri, resiste alle alte temperature e fornisce energia stabile senza stimolare l'insulina.
La glicemia alta è un segnale importante che il tuo metabolismo ti sta mandando. Non ignorarlo e non limitarti a cercare di abbassare un numero. Riducendo i carboidrati e aumentando i grassi sani, puoi invertire la rotta e ritrovare un equilibrio che forse non hai da anni.
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Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Se hai la glicemia alta o il diabete, consulta il tuo medico prima di apportare cambiamenti significativi alla tua alimentazione o ai tuoi farmaci.
Con moderazione. Scegli frutti a basso indice glicemico come frutti di bosco e consumali in piccole porzioni, accompagnati da grassi o proteine per rallentare l’assorbimento degli zuccheri.
La differenza è minima. Anche i carboidrati integrali si trasformano in glucosio. Ridurre la quantità totale è più importante che scegliere quelli integrali.
No. I grassi sani (ghee, olio d’oliva, olio di cocco, avocado) non alzano la glicemia e non causano problemi cardiovascolari in un’alimentazione priva di zuccheri e cibi industriali.
Molte persone vedono miglioramenti già dopo 4-8 settimane. Il percorso verso una piena sensibilità insulinica può richiedere diversi mesi.
L’alimentazione è lo strumento più potente per migliorare glicemia e sensibilità insulinica. Ma se stai assumendo farmaci per il diabete, non sospenderli mai senza consultare il medico.
No. Le verdure contengono carboidrati e sono importantissime. Elimina cereali, zuccheri e amidi. Mantieni verdure in abbondanza e piccole quantità di frutta a basso IG.
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