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Insulino resistenza: sintomi, cause e alimentazione

Insulino resistenza: sintomi, cause e alimentazione
In questo articolo Cos’è e come funziona l’insulina? Sensibilità all’insulina e insulino resistenza In che modo si sviluppa l’insulino resistenza? Il lavoro in tandem di insulina e glucagone Segnali e cause principali di insulino resistenza I sintomi e le cause di insulino resistenza Come si diagnostica l’insulino resistenza? Insulino resistenza, prediabete e diabete: qual è la differenza? Quali condizioni sono associate all’insulino resistenza? 4 strategie per migliorare la sensibilità all’insulina Conclusione

L’insulino resistenza è una condizione in cui le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina, uno degli ormoni più studiati della nostra fisiologia. Si sviluppa in modo multifattoriale: entrano in gioco predisposizione genetica, composizione corporea, qualità dell’alimentazione, livello di attività fisica, sonno e processi infiammatori. Chi cerca risposte sui sintomi dell’insulino resistenza, sull’alimentazione da seguire e su cosa mangiare per migliorare la propria sensibilità all’insulina trova qui una panoramica aggiornata e un quadro integrato di come intervenire.

Negli ultimi anni la ricerca ha chiarito meglio il ruolo di questo meccanismo nello sviluppo di sindrome metabolica, prediabete, diabete di tipo 2 e steatosi epatica. Il legame con altre condizioni — cardiovascolari, cognitive, oncologiche — è in gran parte di associazione, non di causalità diretta provata: l’insulino resistenza è un fattore di rischio tra molti, non una causa isolata.

Cos’è e come funziona l’insulina?

L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule Beta del pancreas che regola l’ingresso del glucosio nelle cellule e la sua gestione nei tessuti insulino-sensibili. Ha un ruolo primario nel metabolismo dei carboidrati, ma è coinvolta anche in grassi e proteine.

Quando ingeriamo carboidrati, il nostro apparato digerente li scompone fino a trasformarli in glucosio che, attraverso l’intestino, entra nel flusso sanguigno. Nel sangue esiste un equilibrio prestabilito che deve essere mantenuto costante per evitare conseguenze serie.

L’insulina lavora per preservare questo equilibrio: quando nel sangue entra glucosio in quantità maggiore (all’incirca 5 grammi, un cucchiaino da caffè), il pancreas la rilascia. L’insulina non “trasporta” il glucosio in senso meccanico: segnala ai tessuti insulino-sensibili (muscolo, fegato, tessuto adiposo) di aumentare la captazione del glucosio, modula la produzione di glucosio da parte del fegato e ne favorisce lo stoccaggio come glicogeno. Il glicogeno è una scorta di energia che può restare in deposito fino al momento dell’utilizzo.

Quando serve mobilizzare questa energia entra in gioco il glucagone, prodotto anch’esso dal pancreas. Il glucagone stimola le cellule a rilasciare il glicogeno immagazzinato, che viene riconvertito in glucosio e usato come combustibile.

Sensibilità all’insulina e insulino resistenza

In un organismo sano, le cellule rispondono prontamente al segnale dell’insulina, immagazzinando glucosio quando necessario e rispondendo al glucagone quando il glucosio deve essere rilasciato. In alcune condizioni, invece, le cellule diventano meno responsive: il meccanismo di immagazzinamento e rilascio del glucosio si inceppa.

Un dettaglio fisiologico importante: l’insulino resistenza non colpisce tutti i tessuti allo stesso modo. I tre più coinvolti sono muscolo scheletrico, fegato e tessuto adiposo (Saadati et al., Front Immunol 2025). Il muscolo scheletrico è il principale sito di smaltimento del glucosio insulino-mediato; il fegato regola la produzione endogena di glucosio; il tessuto adiposo gestisce lo stoccaggio e il rilascio degli acidi grassi. La compromissione può procedere a velocità diverse in questi distretti, con conseguenze metaboliche differenti.

La sensibilità insulinica è il parametro opposto: una buona sensibilità significa che bastano piccole quantità di insulina per ottenere il risultato biologico. Un consumo prolungato di zuccheri e carboidrati raffinati è uno dei fattori che contribuiscono alla riduzione della sensibilità insulinica, ma non è l’unico — e raramente agisce da solo.

In che modo si sviluppa l’insulino resistenza?

L’insulino resistenza si sviluppa per il concorso di più fattori che riducono progressivamente la capacità delle cellule di rispondere all’insulina. I meccanismi oggi meglio documentati includono:

  • Accumulo di grasso viscerale e tessuto adiposo disfunzionale — produce molecole simil-ormonali e citochine infiammatorie che interferiscono con la segnalazione insulinica.
  • Accumulo di lipidi ectopici (fegato, muscolo, pancreas) — deposito di grasso in sedi “non previste”, che altera la segnalazione cellulare.
  • Inattività fisica — il muscolo poco utilizzato riduce la propria capacità di captare glucosio.
  • Predisposizione genetica — alcune varianti genetiche modulano la risposta insulinica individuale.
  • Squilibrio energetico cronico — introito calorico stabilmente superiore al dispendio.
  • Infiammazione cronica di basso grado e disfunzione metabolica — un contesto sistemico che amplifica tutti i meccanismi precedenti.

Il processo è spesso silenzioso. In una prima fase il pancreas compensa producendo più insulina — una condizione chiamata iperinsulinemia compensatoria — e la glicemia può restare nei valori normali anche per anni. Questo è il motivo per cui la glicemia a digiuno da sola non basta a rilevare un’insulino resistenza nelle fasi iniziali. Se la compensazione pancreatica diventa insufficiente, si sviluppano alterazioni della regolazione glicemica, prediabete e, eventualmente, diabete di tipo 2.

Il lavoro in tandem di insulina e glucagone

Glucagone e insulina lavorano con funzioni complementari: il primo mobilita le riserve, il secondo le immagazzina. In presenza di livelli cronicamente alti di insulina, l’azione del glucagone risulta attenuata — una delle ragioni per cui chi ha insulina elevata trova più difficile mobilizzare le riserve adipose a scopo energetico.

Quando l’energia introdotta non viene consumata, parte di essa viene convertita in trigliceridi che si accumulano nei tessuti e in sede addominale. Il grasso viscerale non è un deposito inerte: produce adipochine e citochine che influenzano l’infiammazione sistemica e la stessa sensibilità insulinica (Dobre et al., 2025).

Il legame con l’alimentazione moderna resta documentato: zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati e bevande zuccherate sono fattori riconosciuti di sviluppo di insulino resistenza (DiNicolantonio & O’Keefe, 2022), insieme a sedentarietà e composizione corporea sfavorevole.

Segnali e cause principali di insulino resistenza

La circonferenza vita è un indicatore utile di rischio cardiometabolico, ma da sola non basta a diagnosticare un’insulino resistenza. Permette di stimare la quantità di grasso addominale, uno dei fattori più correlati alla resistenza insulinica e alla sindrome metabolica.

Secondo i criteri IDF (International Diabetes Federation) per la popolazione europea, i valori di riferimento per il rischio cardiometabolico sono:

  • Donne: circonferenza vita ≥ 80 cm
  • Uomini: circonferenza vita ≥ 94 cm

Si tratta di soglie di rischio, non di una diagnosi: superarle significa che è opportuna una valutazione medica integrata, non che l’insulino resistenza sia certa.

Altri segni di possibile sindrome metabolica

Il legame tra sindrome metabolica e insulino resistenza è stretto. Secondo i criteri condivisi dall’ISS e dalle principali società scientifiche, la sindrome metabolica si identifica con la presenza di almeno 3 di questi 5 fattori:

  • Circonferenza vita aumentata (≥ 94 cm uomo, ≥ 80 cm donna per i criteri europei).
  • Trigliceridi ≥ 150 mg/dL o terapia specifica.
  • Colesterolo HDL basso (< 40 mg/dL uomo, < 50 mg/dL donna) o terapia specifica.
  • Pressione arteriosa ≥ 130/85 mmHg o terapia antipertensiva.
  • Glicemia a digiuno ≥ 100 mg/dL o terapia ipoglicemizzante.

Quando l’insulino resistenza è severa, può manifestarsi un’alterazione cutanea chiamata acanthosis nigricans — macchie scure sul retro del collo, ascelle, gomiti o ginocchia. Non è un segno frequente e indica generalmente uno stadio avanzato.

I sintomi e le cause di insulino resistenza

L’insulino resistenza è frequentemente asintomatica. I sintomi precoci dell’insulino resistenza sono rari o assenti: nelle fasi iniziali il pancreas compensa producendo più insulina e la persona può sentirsi bene per anni, mentre il quadro metabolico si deteriora lentamente. Non ci sono sintomi specifici precoci — e questo è esattamente il motivo per cui diagnosi tardive sono comuni.

Sintomi come forte sete, bisogno frequente di urinare, formicolii o infezioni ricorrenti non sono sintomi tipici dell’insulino resistenza, ma piuttosto segnali di iperglicemia già avanzata o diabete in fase di manifestazione. Quando compaiono, significa che la condizione ha superato lo stadio puramente iperinsulinemico.

Segnali meno specifici che possono accompagnare la condizione:

  • Insulino resistenza e difficoltà a dimagrire: fatica a perdere peso nonostante la restrizione calorica (quando l’insulina è cronicamente alta, il corpo resta in modalità accumulo).
  • Forte fame, in particolare di cibi dolci o ricchi di carboidrati raffinati, poco dopo i pasti.
  • Senso di stanchezza o sonnolenza dopo i pasti.
  • Accumulo di grasso addominale resistente ad allenamento e dieta.

Nessuno di questi è specifico: possono dipendere da altre condizioni, dall’alimentazione del momento, dallo stile di vita. Vanno interpretati nel quadro completo da un medico.

Le cause dell’insulino resistenza sono multifattoriali e non riconducibili a un singolo alimento o comportamento. I fattori più documentati:

  • Alimentazione squilibrata, ricca di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, bevande zuccherate e cibi ultra-processati — vedi anche come ridurre il consumo di zucchero.
  • Sedentarietà e riduzione della massa muscolare attiva.
  • Sonno insufficiente o irregolare (meno di 6 ore per notte in modo cronico).
  • Stress cronico e cortisolo persistentemente alto.
  • Fumo, che favorisce la resistenza insulinica.
  • Alcuni farmaci (cortisonici, antipsicotici, alcuni diuretici e betabloccanti).
  • Predisposizione genetica e familiarità per diabete di tipo 2.

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Come si diagnostica l’insulino resistenza?

Esami del sangue per diagnosticare l'insulino resistenza: glicemia, insulinemia, HbA1c, HOMA-IR

L’insulino resistenza non si diagnostica dai sintomi, ma attraverso una valutazione medica che integra anamnesi, visita, misurazioni antropometriche ed esami di laboratorio. Gli esami più comunemente richiesti per diagnosticare l’insulino resistenza sono:

  • Glicemia a digiuno — primo screening, ma spesso normale nelle fasi iniziali.
  • Insulinemia a digiuno — permette di evidenziare l’iperinsulinemia compensatoria.
  • Emoglobina glicata (HbA1c) — media glicemica degli ultimi 2-3 mesi.
  • Profilo lipidico (colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi).
  • Curva da carico orale di glucosio (OGTT) — valuta glicemia e insulinemia dopo stimolo zuccherino.
  • Indice HOMA-IR — indice surrogato calcolato da glicemia e insulinemia a digiuno.

L’HOMA-IR è un parametro di uso comune, ma non esiste una soglia diagnostica universale valida per tutti. Valori spesso citati in letteratura (per esempio sopra 2,5) sono orientativi, variano in base al metodo di laboratorio, alla popolazione e al contesto clinico. La diagnosi va formulata dal medico integrando esami, anamnesi, antropometria e quadro clinico — mai da un calcolatore online. L’IRCCS Ospedale San Raffaele conferma la natura integrata della valutazione.

Insulino resistenza, prediabete e diabete: qual è la differenza?

Sono tre condizioni distinte, parte di uno spettro metabolico ma non sovrapponibili. Il passaggio da una all’altra non è automatico, e la diagnosi di insulino resistenza non equivale a diagnosi di diabete.

  • Insulino resistenza: ridotta risposta cellulare all’insulina, con glicemia che può restare normale grazie alla compensazione pancreatica. Fase potenzialmente reversibile.
  • Prediabete: glicemia a digiuno 100-125 mg/dL o HbA1c 5,7-6,4%. Il controllo glicemico è alterato ma non raggiunge i criteri diagnostici del diabete.
  • Diabete di tipo 2: glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dL (confermata) o HbA1c ≥ 6,5%. Compromissione persistente della regolazione glicemica.

Il legame tra insulino resistenza e diabete è stretto ma non obbligato. Diabete di tipo 2 e insulino resistenza sono condizioni collegate: il diabete di tipo 2 si sviluppa tipicamente su un terreno di insulino resistenza protratta nel tempo, quando la compensazione pancreatica cede. Intervenire sulle fasi iniziali è ciò che può rallentare o impedire la progressione.

Quali condizioni sono associate all’insulino resistenza?

L’insulino resistenza si inserisce in un quadro cardiometabolico più ampio e si associa frequentemente ad altre condizioni, in rapporti spesso bidirezionali. Non significa che una causi l’altra in modo lineare: condividono fattori di rischio e meccanismi comuni (infiammazione, dislipidemia, obesità viscerale).

  • Sindrome metabolica — insieme di fattori di rischio cardiometabolici in cui l’insulino resistenza ha ruolo centrale.
  • Prediabete e diabete di tipo 2 — lo spettro di alterata regolazione glicemica.
  • Obesità viscerale — accumulo di grasso addominale strettamente correlato alla resistenza insulinica.
  • Dislipidemia aterogena — trigliceridi elevati, HDL bassi, LDL piccole e dense.
  • Steatosi epatica non alcolica (MAFLD) — accumulo di grasso nel fegato, spesso “finestra” visibile della resistenza insulinica.
  • Insulino resistenza e ovaio policistico (PCOS) — la resistenza insulinica è presente in una percentuale rilevante delle donne con PCOS e contribuisce al quadro ormonale.

Queste condizioni possono coesistere, aggravarsi reciprocamente, o presentarsi in modo isolato. La valutazione medica individuale è l’unico modo per inquadrare correttamente il quadro di ogni persona.

4 strategie per migliorare la sensibilità all’insulina

La domanda su come migliorare la sensibilità all’insulina ha una risposta articolata: non esiste una leva unica, ma un intervento integrato su più fronti dello stile di vita. Migliorare la sensibilità all’insulina richiede alimentazione, movimento, sonno e — quando indicato dal medico — eventuale terapia farmacologica. Non si tratta di scegliere tra approccio naturale e approccio medico: le due dimensioni si integrano a seconda della situazione individuale.

1. Cambia il modo in cui mangi

La composizione dei pasti conta più delle categorie da “eliminare” in blocco. Quando si parla di dieta per l’insulino resistenza, non esiste uno schema unico obbligatorio per tutti: l’evidenza sostiene schemi alimentari basati su cibi minimamente processati, adeguate proteine, verdure e fibre, grassi di qualità, con carboidrati modulati sui bisogni e sulla tolleranza individuale.

I principi che reggono bene per la maggior parte delle persone:

  • Verdure a ogni pasto principale, in porzioni abbondanti — fibre, acqua, micronutrienti e carico glicemico molto basso.
  • Proteine di qualità (uova, pesce, carne, legumi, formaggi stagionati) — supporto a sazietà e massa muscolare.
  • Grassi buoni (olio EVO, ghi, olio di cocco, avocado, semi oleosi, pesce grasso).
  • Carboidrati di qualità in porzioni modulate — legumi, cereali in chicco, frutta intera. Scegliere cibi integri invece di raffinati, calibrare la quantità sul livello di attività e sulla situazione metabolica.
  • Limitare bevande zuccherate, zuccheri aggiunti e cibi ultra-processati — i principali cibi da evitare in caso di insulino resistenza, perché l’evidenza di impatto negativo sulla sensibilità insulinica è forte e consistente.

Sulla frutta non c’è ragione di demonizzarla in blocco. L’indice glicemico di un alimento intero conta meno del carico glicemico complessivo del pasto e della quantità consumata. Una porzione di frutta intera abbinata a proteine e grassi buoni ha un impatto glicemico diverso da un succo di frutta bevuto a digiuno. La qualità complessiva dello schema alimentare pesa più del singolo alimento.

Per approfondire cosa fare in pratica: come vincere l’insulino resistenza e cosa mangiare con la glicemia alta. Per chi è interessata al quadro integrato di salute metabolica e sensibilità insulinica, è utile pensare l’alimentazione come un sistema, non come una lista di divieti.

Una cornice integrata di lettura. La PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) ci ricorda che cortisolo cronicamente alto e sonno insufficiente peggiorano la resistenza insulinica indipendentemente dalla dieta. La Medicina Tradizionale Cinese, nella sua teoria dei Cinque Elementi, legge le difficoltà metaboliche associate al terreno di Milza-umidità: accumulo, pesantezza digestiva, difficoltà a mobilitare i fluidi. Due letture diverse convergono su un punto pratico: l’insulino resistenza non si risolve agendo solo sul piatto, ma sul contesto complessivo che la alimenta.

2. Fai attività fisica

Il muscolo scheletrico è il principale sito di smaltimento del glucosio insulino-mediato. Più massa muscolare attiva c’è, meglio il corpo gestisce i carichi glicemici. L’attività fisica agisce sulla sensibilità insulinica attraverso meccanismi diversi: aumento dei trasportatori di glucosio nelle cellule muscolari, incremento dei mitocondri (Hood et al., Annu Rev Physiol 2019), riduzione del grasso viscerale.

Due componenti si integrano:

  • Attività aerobica (camminata veloce, nuoto, bici, yoga): 150 minuti a settimana a intensità moderata — una base solida per la maggior parte degli adulti.
  • Allenamento di forza o resistance training (pesi, esercizi a corpo libero, bande elastiche): 2-3 sessioni a settimana. Costruire e preservare massa muscolare è particolarmente rilevante perché il muscolo è il più grande “consumatore” di glucosio del corpo.

Non serve un programma estremo. La costanza nel tempo pesa più dell’intensità del singolo allenamento. Chi parte da sedentario trova benefici significativi anche con incrementi modesti: 20-30 minuti al giorno di movimento regolare sono un punto di partenza concreto.

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3. Prenditi cura del tuo sonno

Il sonno insufficiente o di scarsa qualità altera la regolazione del glucosio e la sensibilità insulinica. Studi osservazionali e sperimentali mostrano che poche notti di sonno ridotto peggiorano i parametri glicemici anche in persone sane, e che il sonno frammentato o fuori ritmo circadiano aumenta il rischio di sviluppare un’insulino resistenza nel tempo.

Una buona routine del sonno:

  • Evitare attività impegnative nelle ore serali.
  • Andare a letto entro le 22:00-22:30 quando possibile.
  • Cena leggera e anticipata (ideale non oltre le 18:30-19:00), distribuendo il carico nutritivo tra colazione e pranzo.
  • Limitare l’esposizione serale a schermi; abbassare le luci nelle ore serali.
  • Evitare caffeina, tè nero e alcol nelle ore pomeridiane o serali.

4. Digiuno intermittente

Il digiuno intermittente, e in particolare il time-restricted eating (TRE), può essere una strategia dietetica utile per alcune persone, ma non è l’unico modo per migliorare la sensibilità all’insulina né risulta necessariamente superiore ad altri approcci sostenibili. Un recente RCT su Annals of Internal Medicine (Manoogian et al., 2024) ha mostrato miglioramenti di HbA1c in adulti con sindrome metabolica che hanno adottato una finestra alimentare di 8-10 ore per 3 mesi.

Il razionale: durante il digiuno, i livelli di insulina scendono, il fegato può attingere alle proprie riserve lipidiche, e il ritmo circadiano del metabolismo trova maggiore allineamento. Non è una cura universale: chi segue questo approccio senza modificare la qualità complessiva dell’alimentazione ottiene risultati modesti; e il digiuno intermittente va pensato insieme ad alimentazione, movimento e sonno, non come scorciatoia a sé.

Controindicazioni importanti: il digiuno intermittente non è adatto a bambini e adolescenti, donne in gravidanza o allattamento, persone con disturbi del comportamento alimentare in anamnesi, chi è fortemente sottopeso, chi assume alcuni farmaci (in particolare per diabete, pressione, psicofarmaci) e chi ha patologie epatiche o renali attive. Chi ha diabete deve concordare qualsiasi protocollo di digiuno con il proprio diabetologo — i rischi ipoglicemici sono reali.

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Conclusione

L’insulino resistenza è una condizione metabolica multifattoriale che può migliorare significativamente quando si interviene su più fronti dello stile di vita. La sensibilità all’insulina risponde all’alimentazione, al movimento, al sonno e alla gestione dello stress — soprattutto quando l’intervento è precoce e sostenuto nel tempo.

I quattro pilastri che fanno la differenza:

  • Alimentazione con cibi minimamente processati, proteine di qualità, verdure in abbondanza, grassi buoni, carboidrati modulati e di qualità.
  • Attività fisica regolare, combinando aerobico e lavoro di forza per sostenere la massa muscolare.
  • Qualità del sonno e rispetto dei ritmi circadiani.
  • Composizione corporea e gestione di eventuali fattori di rischio medici, con il supporto del medico curante quando necessario.

La terapia farmacologica, quando il medico la ritiene indicata, non è alternativa allo stile di vita: le due dimensioni si potenziano. Nessuna delle due da sola, nella maggior parte dei casi, è sufficiente a produrre un cambiamento stabile nel medio-lungo periodo.

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Domande frequenti

È una condizione in cui le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina. Il pancreas inizialmente compensa producendo più ormone, mantenendo la glicemia nei valori normali per un certo tempo. È multifattoriale e si sviluppa spesso in modo silenzioso per anni prima di dare segni evidenti.

Spesso è asintomatica nelle fasi iniziali. Segnali aspecifici che possono accompagnarla: difficoltà a dimagrire, fame di dolci dopo i pasti, sonnolenza postprandiale, accumulo di grasso addominale. Non sono diagnostici — vanno interpretati dal medico nel quadro completo.

Attraverso visita medica, anamnesi, antropometria ed esami del sangue (glicemia e insulinemia a digiuno, HbA1c, profilo lipidico, eventualmente OGTT). Nessuno di questi dati da solo è sufficiente: la diagnosi è integrata e va formulata dal medico.

L’insulino resistenza è una ridotta risposta cellulare all’insulina, con glicemia che può restare normale. Il prediabete è glicemia a digiuno 100-125 mg/dL o HbA1c 5,7-6,4%. Il diabete di tipo 2 è glicemia ≥ 126 o HbA1c ≥ 6,5%. Sono tappe di uno stesso spettro ma distinte.

Verdure in abbondanza, proteine di qualità a ogni pasto, grassi buoni, carboidrati di qualità in porzioni modulate (legumi, cereali in chicco, frutta intera). Nessuna categoria è vietata in blocco, ma zuccheri aggiunti, bevande zuccherate e cibi ultra-processati vanno tenuti al minimo.

Zuccheri aggiunti, bevande zuccherate, succhi di frutta industriali, cibi ultra-processati, carboidrati raffinati (pane bianco, prodotti da forno industriali), alcol in eccesso. I più documentati per impatto negativo sulla sensibilità insulinica sono zuccheri liquidi e ultra-processati.

Sì, nella maggior parte dei casi la sensibilità insulinica può migliorare significativamente con interventi su alimentazione, movimento, sonno e composizione corporea. L’entità e la rapidità del miglioramento dipendono dallo stadio della condizione, dai fattori di rischio presenti e dalla costanza con cui si applicano i cambiamenti. Il percorso va sempre affiancato dalla valutazione medica.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico o di un professionista sanitario qualificato. Se hai sintomi, assumi farmaci o soffri di patologie croniche (in particolare diabete, patologie cardiovascolari, patologie epatiche o renali), consulta sempre il tuo medico prima di modificare in modo significativo la tua alimentazione, intraprendere un protocollo di digiuno intermittente o cambiare terapia.

Fonti:

  • Saadati S, Godini R, Reddy A, Teede H, Mousa A, 2025 — Frontiers in Immunology 16:1692742: PMID: 41376626 — «Metabolic crossroads in insulin resistance: exploring lipid dysregulation and inflammation»
  • Manoogian ENC et al., 2024 — Annals of Internal Medicine 177(11):1462-1470: PMID: 39348690 — «Time-Restricted Eating in Adults With Metabolic Syndrome: A Randomized Controlled Trial»
  • Dobre MZ, Virgolici B, Timnea O, 2025 — Current Issues in Molecular Biology: PMID: 40699742 — «Key Roles of Brown, Subcutaneous, and Visceral Adipose Tissues in Obesity and Insulin Resistance»
  • DiNicolantonio JJ, O’Keefe JH, 2022 — Missouri Medicine: PMID: 36588634 — «Added Sugars Drive Insulin Resistance, Hyperinsulinemia, Hypertension, Type 2 Diabetes and Coronary Heart Disease»
  • Hood DA, Memme JM, Oliveira AN, Triolo M, 2019 — Annual Review of Physiology: PMID: 30216742 — «Maintenance of Skeletal Muscle Mitochondria in Health, Exercise, and Aging»
  • IRCCS Ospedale San Raffaele — Prof.ssa Patrizia Rovere Querini, 2026 — Insulino-resistenza: come riconoscerla e controllarla con dieta e stile di vita — approfondimento clinico dal Centro di Salute Metabolica.
Commenti

Domande e commenti

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4 commenti
  • G

    Dopo tanto siamo riusciti a capire la pericolosità dei carboidrati, io predibetico lista alimentare da diabetologa tutta a base di carboidrati dalle 4 fette biscottate con marmellata, 4 frutti al giorno pasta o riso, pane, latte 4 volte, carne, pesce, 2 uova alla settimana e formaggio.Togliendo questi gli ultimi quattro alimenti il resto carboidreti a volontà ma se la mia insulina non riesce a smaltire questi zuccheri perché si obbliga anche negli ospedali a mangiarli ?

    • F
      Franca Branda 25 Febbraio 2020

      Ciao Geri,

      giusta osservazione la tua.
      Purtroppo gli ospedali e anche molti medici e professionisti della nutrizione ancora procedono seguendo linee guida mediche e dietetiche vecchie di decenni che non tengono minimamente conto delle scoperte fatte negli ultimi anni, scoperte che hanno ampiamente confermato quanto sia dannosa una dieta basata sui carboidrati raffinati e gli zuccheri come quella occidentale moderna.
      Ecco anche perché è tanto importante il lavoro di chi, come noi, ogni giorno studia e divulga queste conoscenze.
      Seppure lentamente qualcosa sta cambiando finalmente.
      Viste le tue necessità dietetiche ti invito a visitare la pagina https://www.sauton.it/program/ dove trovi tutte le informazioni sul programma online, se lo desideri puoi anche contattarci all’indirizzo info@energytraining.it.

      Un caro saluto.

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