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Insulino resistenza: cos’è e strategie per dirle addio

Devi Francesca Cillo

Naturopata | Fondatrice Metodo Sautón | 40 anni di esperienza

L’insulino resistenza è una condizione che si verifica quando le cellule diventano resistenti all’insulina che è, probabilmente, uno degli ormoni più conosciuti del corpo umano.

Anche se fino a qualche anno fa l’insulina era nota soprattutto per il suo ruolo nel diabete, oggi se ne parla sempre più in relazione ad una gamma di disturbi molto più ampia.

Negli ultimi anni, infatti, la ricerca scientifica ha confermato che questo ormone gioca un ruolo chiave nello sviluppo di svariate malattie come infarto, ictus, cancro e sindrome di Alzheimer.

Cos’è e come funziona l’insulina?

L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule Beta del pancreas.

Ha un ruolo primario nel metabolismo dei carboidrati ma è coinvolta anche nella digestione di grassi e proteine.

Quando ingeriamo dei carboidrati (in qualunque forma siano), il nostro apparato digerente li scompone fino a trasformarli in glucosio che, attraverso l’intestino, entra nel flusso sanguigno.

Nel sangue esiste un equilibrio prestabilito tra i vari elementi che contiene e che deve essere mantenuto costante.

In caso contrario, infatti, si possono avere conseguenze serie e persino fatali.

L’insulina è uno degli ormoni che lavora per preservare questo equilibrio: quando nel sangue entra del glucosio in quantità maggiore rispetto a quella consentita (all’incirca 5 grammi cioè quanto un cucchiaino da caffè), ecco che il pancreas produce insulina che viene immessa nel sangue.

Una volta entrata nel sangue, l’insulina preleva il glucosio presente e lo trasporta fino alle cellule (del fegato, dei muscoli, adipose, ecc.) per essere immagazzinato sotto forma di glicogeno.

Una volta immagazzinato il glicogeno (che altro non è che una scorta di energia), può essere utilizzato oppure rimanere in deposito fino alla prima occasione utile per consumarlo.

Quando e se arriva il momento di utilizzare questa energia immagazzinata, entra in gioco un altro ormone, il glucagone, anch’esso prodotto dal pancreas.

Il glucagone stimola le cellule a rilasciare il glicogeno immagazzinato che viene riconvertito in glucosio e che può quindi essere usato come combustibile.

Sensibilità all’insulina e insulino resistenza

Sensibilità all'insulina e insulino resistenza

In un organismo sano dove tutto funziona a dovere, le cellule sono sensibili all’insulina e rispondono prontamente alle sue istruzioni, immagazzinando glucosio quando necessario e, nello stesso tempo, rispondendo al glucagone quando il glucosio deve essere rilasciato per essere consumato.

Ci sono però condizioni in cui le cellule diventano resistenti all’insulina, cioè smettono poco a poco di rispondere ai suoi comandi e quindi il meccanismo di immagazzinamento e rilascio del glucosio si inceppa.

Una delle principali cause dell’insorgere dell’insulino resistenza è l’abuso prolungato di carboidrati e zuccheri, un problema al giorno d’oggi sempre più diffuso a causa di un’alimentazione sbagliata.

In che modo si sviluppa l’insulino resistenza?

L’insulino resistenza si sviluppa quando l’organismo è costretto a produrre costantemente grandi quantità di insulina a causa del consumo continuo di carboidrati e zuccheri e le cellule sono obbligate ad immagazzinare quantità enormi di glucosio.

Arriva però il momento in cui le cellule sono sature e, per un semplice meccanismo di difesa e autoconservazione, smettono di rispondere all’insulina e si rifiutano di immagazzinare altro glucosio.

Di fronte all’insubordinazione delle cellule, il corpo risponde producendo quantità sempre più massicce di insulina, costringendo il pancreas ad un super lavoro che lo danneggia e lo usura precocemente.

In un certo senso, possiamo dire che le cellule smettono di ascoltare per difesa e il corpo reagisce urlando sempre più forte ma senza risultato.

Quando si arriva a questo punto siamo già nell’anticamera del diabete.

Se tutto ciò continua abbastanza a lungo, arriva il momento in cui le cellule Beta del pancreas muoiono letteralmente di sfinimento e, dato che queste cellule non si rigenerano, ecco che arriva il diabete.

Il lavoro in tandem di insulina e glucagone

Nel frattempo che accade tutto ciò, anche il lavoro del glucagone viene completamente sballato a causa dell’eccesso di insulina in circolo.

Il glucagone, infatti, per certi versi è l’opposto dell’insulina perché stimola le cellule a rilasciare le riserve di glucosio in modo che questo possa essere utilizzato come energia.

Il problema è che l’azione del glucagone viene inibita dalla presenza dell’insulina quindi, fintanto che c’è insulina in circolo, il glucagone non può fare il suo lavoro e le cellule si riempiono di zuccheri che non possono essere mai consumati.

E cosa succede a quell’energia che non può essere consumata?

Viene convertita in grasso che si deposita nelle cellule di vari organi (fegato, reni, cuore, nel sangue) e nell’addome dove crea il grasso addominale che è la forma più pericolosa di deposito di adipe del nostro corpo.

Il grasso addominale, infatti, si comporta come una ghiandola e produce sostanze simili agli ormoni che interferiscono con il normale funzionamento di questi ultimi (Dobre et al., 2025).

Contemporaneamente, il livello dei trigliceridi aumenta sempre di più fino ad intasarci le arterie

Come forse avrai già intuito, per decenni abbiamo incolpato i grassi di essere responsabili di sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari, infarto e molte altre (Affuso et al., 2024).

Oggi invece sappiamo che i veri responsabili sono zuccheri e carboidrati raffinati (DiNicolantonio & O’Keefe, 2022) che sono, purtroppo, alla base dell’alimentazione occidentale ormai da diversi decenni.

È bene anche ricordare che gli ormoni funzionano secondo un equilibrio ben preciso e che quando uno di essi, soprattutto se importante quanto l’insulina, va fuori controllo, questo causa uno squilibrio di tutti gli ormoni.

In particolare, il già citato glucagone, il cortisolo, la leptina (l’ormone della sazietà) e la grelina (l’ormone della fame)

Segnali e cause principali di insulino resistenza

Se l’età, la genetica e anche il gruppo etnico di appartenenza possono giocare un ruolo nello sviluppo dell’insulino resistenza, le cause maggiori sono certamente altre.

Queste riguardano aspetti della nostra vita sui quali possiamo intervenire come l’alimentazione, lo stile di vita sedentario o attivo, l’abitudine di fumare, la qualità del sonno.

Uno dei segnali che può indicare un problema di insulino resistenza è la circonferenza della vita.

In genere ci si preoccupa tanto del peso complessivo per determinare se una persona è in salute o meno.

In realtà, ora sappiamo che si può essere sovrappeso ma essere metabolicamente in salute oppure essere normopeso ed essere invece metabolicamente malati.

Il dato che conta di più è proprio quello della circonferenza della vita che possiamo misurare tranquillamente a casa nostra e senza spese.

Una circonferenza maggiore agli 88 cm per le donne e 100 cm per gli uomini, aumenta il rischio di insulino resistenza e di sindrome metabolica, anch’essa collegata all’insulino resistenza.

Altri segni di una possibile sindrome metabolica

  • livelli alti del trigliceridi: un livello superiore a 150 è considerato a rischio così come il dover prendere farmaci per abbassarli
  • bassi livelli di colesterolo HDL: il cosiddetto “colesterolo buono” che è di fondamentale importanza per la nostra salute; quando il valore è al di sotto di 50 per le donne e 40 per gli uomini o si devono prendere medicinali per alzarlo
  • pressione alta: quando il valore è di 130/85 mmHg o superiore o si prendono farmaci per abbassarla
  • livelli alti di zucchero nel sangue: un valore che supera i 100-125 mg/dl (nella fascia del prediabete) o oltre i 125 (diabete)
  • livelli alti di zucchero nel sangue a digiuno: questo può essere uno dei primi segnali che indica lo sviluppo del diabete

Quando l’insulino resistenza è grave, si possono avere manifestazioni anche a livello della pelle come lo sviluppo di macchie scure sul retro del collo, sui gomiti, sulle ginocchia, le ascelle.

Questa alterazione della pelle si chiama acantosi nigricans.

I sintomi e le cause di insulino resistenza

In caso si insulino resistenza già sviluppata, molti dei sintomi sono simili a quelli del diabete:

  • forte fame o sete (soprattutto di zuccheri e carboidrati)
  • sentirsi ancora affamati appena finito di mangiare
  • bisogno di urinare aumentato e molto frequente
  • formicolio alle mani e ai piedi
  • forte stanchezza
  • essere facilmente soggetti ad infezioni

Quanto alle cause, la maggior parte dei fattori che portano all’insulino resistenza sono determinati dal nostro stile di vita:

  • alimentazione squilibrata, troppo ricca di carboidrati raffinati e zuccheri, di cibi altamente processati e scarichi di nutrimento ma sovraccarichi di calorie inutili, di sale e grassi di cattiva qualità
  • stile di vita sedentario
  • dormire troppo poco e non avere una buona routine del sonno (ad esempio dormire di giorno o andare a letto ad orari irregolari)
  • abuso di alcolici
  • fumo che stimola la produzione di insulina e quindi può favorire l’insulino resistenza
  • alcuni tipi di farmaci come i cortisonici, gli antipsicotici, i diuretici tiazicidi e i betabloccanti

Ti riconosci in più di uno di questi sintomi?

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4 strategie per prevenire o eliminare l’insulino resistenza

Se sospetti di avere un problema di insulino resistenza, il primo errore da non fare è affidarti esclusivamente ad una terapia farmacologica e non prendere in considerazione di fare dei cambiamenti importanti e duraturi nel tuo stile di vita.

Tutti cerchiamo istintivamente la strada più facile e prendere qualche pillola potrebbe sembrare la soluzione al problema.

Purtroppo, però, la medicina e i farmaci in genere intervengono sui sintomi, non sulle cause che quindi rimangono e peggiorano nel tempo.

1. Cambia il modo in cui mangi

Contro l’insulina resistenza, il primo aspetto su cui devi intervenire è certamente quello della dieta e devi metterti nell’ottica di fare dei cambiamenti che ti accompagneranno per il resto della tua vita.

È necessario che elimini alcune categorie di cibi che sono estremamente dannosi per la tua salute:

  • cibi processati e lavorati industrialmente
  • bevande dolcificate (tutte, anche quelle per gli sportivi)
  • dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame, ecc.)
  • succhi di frutta di produzione industriale (anche quelli “senza zuccheri aggiunti”)
  • grassi idrogenati
  • zuccheri e carboidrati raffinati (compreso il fruttosio)
  • alcol
  • merendine, dolci e cereali confezionati e dolcificati, caramelle, ecc.
  • insaccati e carni lavorate tipo wurstel e salumi vari (fanno parte della categoria dei prodotti industriali ma, per chiarezza, meritano una menzione a parte)

Tolti questi cibi finti, che non sono altro che prodotti industriali, bisogna rimettere in tavola il cibo vero:

  • proteine di buona qualità (carne, pesce, uova, formaggi da latte crudo, semi)
  • grassi sani come olio di oliva, ghi, burro da pascolo, avocado, olio di cocco
  • verdure in quantità cotte in modo leggero, per preservarne al massimo le proprietà nutritive, variando il più possibile tra ortaggi e verdure a foglia
  • frutta, con moderazione e privilegiando i frutti a basso indice glicemico
  • semi oleosi e bacche

2. Fai attività fisica

Fai attività fisica

Il nostro corpo è progettato per muoversi.

I nostri progenitori erano cacciatori-raccoglitori e dovevano fare molto lavoro fisico per procurarsi ogni giorno il cibo che mangiavano.

Oggi la nostra vita è diventata troppo sedentaria e spesso il massimo dello sforzo che facciamo per procacciarci il cibo è togliere un alimento precotto dalla confezione e metterlo nel microonde.

L’attività fisica serve a sviluppare massa muscolare che sostituisce la massa grassa e stimola l’aumento del numero dei mitocondri (le centrali energetiche delle nostre cellule) che, a sua volta, migliora la sensibilità all’insulina (Hood et al., 2019).

Non è necessario fare ore e ore in palestra fino a sfinirsi, 30 minuti al giorno sono già sufficienti.

Sono ottime attività come la camminata veloce, il nuoto, lo yoga, il tai chi da abbinare ad paio di sedute a settimana in palestra di potenziamento muscolare.

Se si svolge attività fisica per 30 minuti al giorno, è importante poi continuare ad essere attivi per il resto della giornata:

  • se lavori in ufficio o comunque devi stare seduto molte ore, cerca di fare delle piccole pause, anche di pochi minuti, una o due volte ogni ora
  • muoviti il più possibile a piedi (ad esempio usa le scale invece dell’ascensore)
  • la sera, dopo cena, fai una passeggiata
  • se ne hai la possibilità, in ufficio utilizza una scrivania regolabile in altezza che ti permetta di lavorare anche stando in piedi (oppure usa una piattaforma regolabile da mettere sopra la scrivania).

Da dove iniziare con tutti questi cambiamenti?

Cambiare alimentazione, introdurre movimento, sistemare il sonno: applicare tutto insieme può risultare scoraggiante e portare a mollare nel giro di poche settimane. In una consulenza gratuita di 20 minuti con un coach certificato Sautón identifichiamo la prima leva su cui agire nel tuo caso specifico, in base al tuo biotipo e alle tue priorità.

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3. Prenditi cura del tuo sonno

I ritmi di vita moderni ci hanno fatto dimenticare che il nostro corpo funziona secondo un proprio orologio biologico interno.

Siamo progettati per andare a dormire quando è buio e per alzarci quando c’è la luce.

La produzione di melatonina e cortisolo, i due ormoni principali che regolano il ritmo sonno-veglia, è determinata in buona parte dalla presenza o assenza di luce.

La melatonina entra in gioco la sera, preparandoci ad un buon sonno ristoratore; il cortisolo, invece, viene prodotto la mattina presto e ci da la carica per iniziare la giornata.

Oggi, la nostra vita è scandita da ritmi che non rispettano più questa l’alternanza luce – buio: restare alzati fino a tardi la sera è diventata la norma e i disturbi del sonno sono sempre più frequenti.

È necessario creare una sana routine del sonno per ricominciare a dormire bene:

  • evita il più possibile attività impegnative nelle ore serali (non lavorare o studiare fino a tardi)
  • non andare a letto troppo tardi: l’ideale sarebbe entro le 22:00 – 22:30 (o anche prima se possibile)
  • cena presto e mantieniti leggero: l’ideale sarebbe una cena leggera di sole verdure, consumata non oltre le 18:30-19:00. Il carico maggiore di nutrienti dovrebbe essere distribuito tra la colazione e il pranzo, cioè nelle fasce orarie della giornata in cui la nostra digestione è più forte e il corpo ha più bisogno di energia
  • evita o limita l’esposizione serale a schermi e monitor (computer, televisione, cellulare) e, se non puoi farne a meno, usa gli occhiali arancioni che bloccano la luce blu e simulano il buio, non impedendo la produzione della melatonina
  • se possibile, dopo una certa ora (dalle 20:00 in poi), smorza le luci in casa, creando una situazione di penombra
  • evita di consumare sostanze eccitanti nelle ore pomeridiane o serali (caffè, vino, cioccolata, tè)

4. Metti in pratica il digiuno intermittente

Studi e ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato che il digiuno intermittente può essere efficace nel debellare l’insulino resistenza.

Quando si digiuna, il fegato usa le proprie riserve di grasso per produrre energia.

Questo fa sì che il fegato si liberi dei grassi in eccesso mentre viene ripristinata la sua stabilità metabolica e migliorata la sensibilità cellulare all’insulina (Sutton et al., 2018).

Il digiuno intermittente può non essere adatto a tutti ma, se praticato con buon senso, può dare ottimi risultati nel ripristinare una salutare sensibilità all’insulina.

Non fare però l’errore di pensare che digiunare ogni tanto possa controbilanciare gli effetti di un’alimentazione basata su zuccheri e cibo spazzatura.

Il primo passo è sempre un’alimentazione sana ed equilibrata, un digiuno intermittente mirato ne potenzia gli effetti ma non può rimediare agli effetti di una dieta errata.

Il digiuno intermittente è una pratica molto potente ma non è consigliabile per alcune categorie di persone come bambini, donne in gravidanza o in allattamento, diabetici, chi soffre di ipoglicemia, chi è fortemente sottopeso e chi assume alcuni tipi di medicinali.

Se sei curioso e vuoi avvicinarti a questa pratica ma hai dubbi, consulta prima un medico qualificato o un nutrizionista.

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Conclusione

Come abbiamo visto, mantenere l’insulina in equilibrio è uno dei fattori più decisivi per la salute metabolica a lungo termine. Quando si sviluppa l’insulino resistenza, le cellule smettono di rispondere correttamente al segnale ormonale e si innesca una catena che, se trascurata, apre la strada a diabete, sindrome metabolica e patologie cardiovascolari.

La buona notizia è che si tratta di una condizione reversibile, soprattutto se intercettata in tempo. Una terapia farmacologica può servire come supporto, ma non è la soluzione definitiva: agisce sui sintomi, non sulle cause.

Per ripristinare la sensibilità all’insulina serve intervenire su quattro fronti complementari:

  • modificare l’alimentazione e insegnare al corpo a funzionare a grassi invece che a zuccheri
  • introdurre attività fisica regolare per stimolare la massa muscolare e i mitocondri
  • curare la qualità del sonno e rispettare i ritmi circadiani
  • praticare il digiuno intermittente quando le condizioni lo permettono

Applicare questi quattro pilastri in modo coerente nel tempo è ciò che fa la differenza tra un miglioramento temporaneo e un cambiamento duraturo.

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Domande frequenti

Sì, nella maggior parte dei casi è una condizione reversibile, soprattutto se intercettata prima che evolva in diabete di tipo 2. La sensibilità all’insulina è una funzione cellulare che risponde rapidamente ai cambiamenti di alimentazione, movimento e qualità del sonno. Servono però cambiamenti strutturali e duraturi nello stile di vita, non interventi sporadici.

Gli esami di base sono glicemia e insulinemia a digiuno, dai quali si calcola l’indice HOMA-IR (valori superiori a 2,5 indicano resistenza insulinica). Utili anche emoglobina glicata, profilo lipidico completo (trigliceridi e HDL), e in alcuni casi la curva glicemica e insulinemica dopo carico orale di glucosio. La sola glicemia a digiuno non basta: spesso resta nella norma anche quando l’insulina è già alta da anni.

Quando l’insulina è cronicamente alta, il corpo resta in modalità “accumulo” e blocca l’azione del glucagone, che è l’ormone che permette di attingere alle riserve di grasso. Tagliare le calorie senza ridurre carboidrati e zuccheri raffinati lascia l’insulina elevata: si mangia meno ma il grasso non si mobilita. La leva non è la quantità di cibo, ma il tipo di cibo e la frequenza dei pasti.

I primi miglioramenti sui livelli di energia, voglie di zuccheri e gonfiore arrivano già nelle prime 2-3 settimane. I parametri ematici (glicemia, insulinemia, HOMA-IR, trigliceridi) iniziano a modificarsi dopo 6-8 settimane e si stabilizzano in 3-6 mesi di applicazione costante. Sono tempi indicativi: variano in base alla gravità della condizione iniziale e alla coerenza con cui si applicano i 4 pilastri.

Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un professionista sanitario qualificato. Se assumi farmaci o soffri di patologie croniche, consulta il tuo medico prima di modificare la tua alimentazione o di assumere integratori.

Fonti:

  • Affuso F, Micillo F, Fazio S, 2024 – Biomedicines — PMID: 39200352 Insulin Resistance, a Risk Factor for Alzheimer’s Disease: Pathological Mechanisms and a New Proposal for a Preventive Therapeutic Approach. 
  • Dobre MZ, Virgolici B, Timnea O, 2025 – Current Issues in Molecular Biology — PMID: 40699742 Key Roles of Brown, Subcutaneous, and Visceral Adipose Tissues in Obesity and Insulin Resistance. 
  • DiNicolantonio JJ, O’Keefe JH, 2022 – Missouri Medicine — PMID: 36588634 Added Sugars Drive Insulin Resistance, Hyperinsulinemia, Hypertension, Type 2 Diabetes and Coronary Heart Disease. 
  • Hood DA, Memme JM, Oliveira AN, Triolo M, 2019 – Annual Review of Physiology — PMID: 30216742 Maintenance of Skeletal Muscle Mitochondria in Health, Exercise, and Aging. 
  • Sutton EF, Beyl R, Early KS, Cefalu WT, Ravussin E, Peterson CM, 2018 – Cell Metabolism — PMID: 29754952 Early Time-Restricted Feeding Improves Insulin Sensitivity, Blood Pressure, and Oxidative Stress Even Without Weight Loss in Men with Prediabetes. 

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COMMENTI

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  • Arcangelo 25 Febbraio 2020

    Sono interessato al vostro programma

  • Geri 24 Febbraio 2020

    Dopo tanto siamo riusciti a capire la pericolosità dei carboidrati, io predibetico lista alimentare da diabetologa tutta a base di carboidrati dalle 4 fette biscottate con marmellata, 4 frutti al giorno pasta o riso, pane, latte 4 volte, carne, pesce, 2 uova alla settimana e formaggio.Togliendo questi gli ultimi quattro alimenti il resto carboidreti a volontà ma se la mia insulina non riesce a smaltire questi zuccheri perché si obbliga anche negli ospedali a mangiarli ?

    • Franca Branda 25 Febbraio 2020

      Ciao Geri,

      giusta osservazione la tua.
      Purtroppo gli ospedali e anche molti medici e professionisti della nutrizione ancora procedono seguendo linee guida mediche e dietetiche vecchie di decenni che non tengono minimamente conto delle scoperte fatte negli ultimi anni, scoperte che hanno ampiamente confermato quanto sia dannosa una dieta basata sui carboidrati raffinati e gli zuccheri come quella occidentale moderna.
      Ecco anche perché è tanto importante il lavoro di chi, come noi, ogni giorno studia e divulga queste conoscenze.
      Seppure lentamente qualcosa sta cambiando finalmente.
      Viste le tue necessità dietetiche ti invito a visitare la pagina https://www.sauton.it/program/ dove trovi tutte le informazioni sul programma online, se lo desideri puoi anche contattarci all’indirizzo info@energytraining.it.

      Un caro saluto.

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