Dieta antinfiammatoria: guida completa

Devi Francesca Cillo

Naturopata | Fondatrice Metodo Sautón | 40 anni di esperienza

La dieta antinfiammatoria può trasformare la tua salute. Ma prima devi capire cosa stai combattendo.

Ti svegli stanca anche dopo aver dormito. L’energia crolla nel pomeriggio. Hai dolori vaghi che vanno e vengono. La pancia è sempre gonfia. Il peso non scende nonostante le diete.

Vai dal medico, fai le analisi. Tutto nella norma. Eppure qualcosa non va.

Potrebbe essere infiammazione cronica — il nemico silenzioso che sta alla base di quasi tutte le malattie moderne.

L’infiammazione è la risposta naturale del tuo sistema immunitario a una minaccia. Quando ti tagli, la zona diventa rossa, calda, gonfia. È l’infiammazione acuta: il corpo manda cellule immunitarie per combattere i batteri e riparare il tessuto.

È un processo sano, necessario, che si risolve in pochi giorni.

Il problema nasce quando l’infiammazione non si spegne. Quando diventa cronica, di basso grado, silenziosa. Non la senti, non la vedi, ma lavora sotto traccia per mesi, anni, decenni.

L’infiammazione cronica è stata collegata a praticamente tutte le malattie moderne: malattie cardiovascolari, diabete, obesità, Alzheimer, depressione, malattie autoimmuni, molti tipi di cancro.

Non è un’esagerazione. La ricerca scientifica degli ultimi vent’anni ha messo l’infiammazione cronica al centro della comprensione delle malattie degenerative.

La scienza PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) ci insegna che il corpo è un sistema integrato. L’infiammazione non resta confinata in un punto: si diffonde, coinvolge gli ormoni, il sistema nervoso, il metabolismo.

Anche la Medicina Tradizionale Cinese riconosce questo principio da millenni. Parla di “calore interno” — uno squilibrio che, se non risolto, si diffonde e consuma l’energia vitale del corpo. È lo stesso concetto, visto da un’altra prospettiva.

Un corpo cronicamente infiammato è un corpo che invecchia più velocemente, accumula peso, perde energia, si ammala.

La buona notizia? L’infiammazione cronica non è inevitabile. E il modo più potente per spegnerla è attraverso l’alimentazione.

Ecco perché la dieta antinfiammatoria non è una moda: è la base di qualsiasi percorso verso la salute.

Le cause dell’infiammazione cronica

Prima di vedere cosa mangiare, è importante capire cosa causa l’infiammazione cronica. Il cibo è una causa fondamentale, ma non l’unica.

Alimentazione infiammatoria

È la causa principale. Zuccheri, carboidrati raffinati, oli vegetali industriali, cibi ultraprocessati. Ogni giorno, pasto dopo pasto, alimentano il fuoco dell’infiammazione.

Gli zuccheri causano glicazione: il glucosio si lega alle proteine formando composti chiamati AGEs (Advanced Glycation End-products) che danneggiano i tessuti e attivano il sistema immunitario.

Gli oli vegetali raffinati (girasole, mais, soia) sono ricchi di omega-6 che, in eccesso, promuovono l’infiammazione. Il rapporto ideale tra omega-6 e omega-3 dovrebbe essere circa 4:1. Nella dieta moderna è spesso 20:1 o peggio.

I cibi ultraprocessati contengono additivi, conservanti, emulsionanti che alterano il microbiota e la barriera intestinale.

Squilibrio del microbiota

L’intestino ospita il 70% del sistema immunitario. Quando il microbiota è alterato (disbiosi), la barriera intestinale si indebolisce.

Sostanze che dovrebbero restare nell’intestino passano nel sangue. Il sistema immunitario reagisce. L’infiammazione diventa cronica.

È quello che viene chiamato “intestino permeabile” o leaky gut — un fattore chiave nell’infiammazione cronica e in molte malattie autoimmuni.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, l’intestino è governato dalla Milza, l’organo che trasforma il cibo in energia. Quando la Milza è debole, si accumula “umidità” — gonfiore, pesantezza, confusione mentale. Sono gli stessi sintomi della disbiosi.

Eccesso di grasso viscerale

Il grasso addominale non è solo un deposito di energia. È un organo endocrino attivo che produce citochine infiammatorie. Più grasso viscerale hai, più il tuo corpo è infiammato.

Ecco perché perdere peso, soprattutto a livello addominale, riduce l’infiammazione. E perché l’infiammazione rende difficile perdere peso: è un circolo vizioso.

Stress cronico

Il cortisolo, l’ormone dello stress, ha effetti antinfiammatori nel breve termine. Ma lo stress cronico altera questo meccanismo. Il corpo diventa resistente al cortisolo, e l’infiammazione aumenta.

Lo stress cronico altera anche il microbiota, aumenta la permeabilità intestinale, promuove comportamenti alimentari dannosi.

Mancanza di sonno

Dormire poco o male aumenta i marcatori infiammatori nel sangue. Anche solo qualche notte di sonno insufficiente ha effetti misurabili.

Il sonno è quando il corpo si ripara: senza riposo adeguato, l’infiammazione si accumula.

Sedentarietà

L’attività fisica regolare ha potenti effetti antinfiammatori. La sedentarietà fa il contrario: il corpo fermo è un corpo che si infiamma.

Non serve fare sport intenso: basta camminare regolarmente.

Tossine ambientali

Pesticidi, metalli pesanti, plastiche, inquinamento. Il corpo moderno è esposto a migliaia di sostanze che non esistevano cent’anni fa.

Non puoi evitarle completamente, ma puoi ridurre l’esposizione e supportare i meccanismi di detossificazione.

Come riconoscere l’infiammazione cronica

Come riconoscere l'infiammazione cronica

L’infiammazione cronica è subdola. Non fa male come un’infiammazione acuta. Non hai febbre. Potresti non avere nessun sintomo evidente.

Eppure ci sono segnali che il corpo manda. Segnali spesso ignorati o attribuiti ad altre cause.

Stanchezza persistente. Ti svegli stanca anche dopo aver dormito. L’energia cala nel pomeriggio. Hai bisogno di caffè per andare avanti.

Dolori diffusi. Dolori articolari vaghi, rigidità mattutina, mal di testa frequenti. L’infiammazione sensibilizza i recettori del dolore.

Problemi digestivi. Gonfiore, irregolarità intestinale, reflusso. L’intestino è spesso il primo a soffrire.

Nebbia mentale. Difficoltà di concentrazione, memoria che vacilla, sensazione di testa “ovattata”.

Pelle problematica. Acne, eczema, psoriasi, rossori. La pelle riflette lo stato infiammatorio interno.

Peso che non scende. Fai diete, ti muovi, ma il peso non cala. O cala e poi risale. L’infiammazione blocca il metabolismo.

Infezioni frequenti. Ti ammali spesso, i raffreddori durano a lungo. Un sistema immunitario impegnato nell’infiammazione cronica è meno efficiente.

Umore instabile. Ansia, irritabilità, depressione. L’infiammazione è collegata ai disturbi dell’umore attraverso l’asse intestino-cervello.

Se riconosci diversi di questi segnali, il tuo corpo potrebbe essere cronicamente infiammato. La buona notizia? Puoi fare molto per cambiare la situazione.

Cibi antinfiammatori: cosa mangiare

Ecco gli alimenti che riducono l’infiammazione e dovrebbero essere la base della tua alimentazione.

Pesce grasso ricco di omega-3

Salmone selvaggio, sgombro, sardine, acciughe, aringhe. Sono la fonte più potente di omega-3 EPA e DHA, acidi grassi con documentati effetti antinfiammatori.

Gli omega-3 competono con gli omega-6 per gli stessi enzimi. Più omega-3 consumi, meno molecole infiammatorie il tuo corpo produce.

Studi mostrano che il consumo regolare di pesce grasso riduce i marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva.

L’ideale è consumare pesce grasso 3-4 volte a settimana. Se non ci riesci, un integratore di omega-3 di qualità può aiutare.

Verdure a foglia verde

Spinaci, bietole, cavolo nero, rucola, lattuga. Sono ricche di antiossidanti, vitamine, minerali e fitonutrienti con proprietà antinfiammatorie.

Il cavolo nero in particolare contiene sulforafano, un composto che attiva i meccanismi antiossidanti del corpo.

Le verdure a foglia verde sono anche ricche di magnesio, un minerale spesso carente che ha ruoli antinfiammatori.

Verdure crucifere

Broccoli, cavolfiori, cavoli, cavoletti di Bruxelles. Contengono glucosinolati che il corpo converte in composti antinfiammatori. Sono anche ricche di fibre che nutrono i batteri buoni dell’intestino.

Nella nutrizione metabolica consigliamo di cuocerle per renderle più digeribili, soprattutto se l’intestino è sensibile.

Olio extravergine d’oliva

L’oro della dieta mediterranea. Contiene oleocantale, un composto con effetti antinfiammatori paragonabili all’ibuprofene. È ricco di polifenoli antiossidanti.

Usalo a crudo per condire. Per cucinare ad alte temperature, il ghee è preferibile.

Ghee (burro chiarificato)

Il ghee contiene acido butirrico, un acido grasso a catena corta con potenti effetti antinfiammatori sull’intestino. Nutre le cellule del colon e supporta la barriera intestinale.

È anche ricco di vitamine liposolubili (A, D, E, K) e resiste alle alte temperature senza ossidarsi.

Nella tradizione ayurvedica — che condivide molti principi con la Medicina Tradizionale Cinese — il ghee è considerato un alimento che nutre l’Essenza (Ojas), la riserva profonda di vitalità del corpo.

Avocado

Ricco di grassi monoinsaturi, potassio, vitamina E e composti antinfiammatori. Studi mostrano che aggiungere avocado a un pasto riduce i marcatori infiammatori post-prandiali.

Frutti di bosco

Mirtilli, lamponi, fragole, more. Sono ricchi di antocianine, potenti antiossidanti con effetti antinfiammatori documentati. Hanno anche un basso contenuto di zuccheri rispetto ad altra frutta.

Noci

Le noci sono particolarmente ricche di omega-3 vegetali (ALA) e polifenoli. Chi consuma noci regolarmente ha livelli più bassi di infiammazione.

Anche mandorle, nocciole e noci di macadamia hanno benefici.

Curcuma

La spezia dorata contiene curcumina, uno dei composti antinfiammatori più studiati in natura. La curcumina inibisce NF-kB, una molecola chiave nell’attivazione dell’infiammazione.

Per assorbire meglio la curcumina, consumala con pepe nero (che contiene piperina) e grassi.

Zenzero

Contiene gingeroli, composti con effetti antinfiammatori e antiossidanti. Lo zenzero è usato da millenni nella medicina tradizionale per ridurre il dolore e l’infiammazione.

Aglio

L’aglio contiene composti solforati con proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. È anche un prebiotico che nutre i batteri buoni dell’intestino.

Tè verde

Ricco di EGCG (epigallocatechina gallato), un potente antiossidante con effetti antinfiammatori. Il tè verde è associato a riduzione dei marcatori infiammatori in numerosi studi.

Cacao amaro

Il cacao è ricco di flavonoidi antinfiammatori. Scegli cioccolato con almeno l’85% di cacao e consumalo con moderazione.

Uova

Le uova contengono colina, vitamina D e altri nutrienti che supportano la risposta antinfiammatoria. Preferisci uova da galline allevate al pascolo.

Cibi infiammatori: cosa evitare

Altrettanto importante di cosa mangiare è cosa non mangiare. Questi alimenti promuovono l’infiammazione e dovrebbero essere eliminati.

Zucchero e dolci

Lo zucchero è probabilmente l’alimento più infiammatorio in assoluto. Causa picchi glicemici, glicazione, stress ossidativo. Nutre i batteri patogeni dell’intestino. Promuove l’accumulo di grasso viscerale.

Zucchero bianco, zucchero di canna, miele, sciroppo d’agave, sciroppo d’acero: per il corpo, sono tutti zucchero. Eliminali.

Carboidrati raffinati

Pane bianco, pasta, riso bianco, prodotti da forno, cereali per la colazione. Si comportano come zucchero nel corpo. Alzano la glicemia, stimolano l’insulina, promuovono l’infiammazione.

Anche le versioni integrali contengono glutine e altri composti che possono irritare l’intestino.

Oli vegetali raffinati

Olio di semi di girasole, mais, soia, colza, vinaccioli. Sono ricchi di omega-6 e spesso ossidati dal processo di estrazione.

Questi oli sono ovunque: nei prodotti confezionati, nei ristoranti, nelle fritture. Leggi le etichette ed evitali. Usa invece olio d’oliva, olio di cocco, ghee.

Grassi trans

Presenti in margarine, prodotti da forno industriali, snack confezionati. Sono tra i grassi più infiammatori. Possono ancora nascondersi in alcuni prodotti.

Carni processate

Salumi, würstel, bacon industriale, carni in scatola. Contengono nitriti, conservanti e spesso zuccheri aggiunti. La carne fresca di qualità è diversa: non ha gli stessi effetti negativi.

Latticini pastorizzati

Il latte e i derivati pastorizzati possono essere infiammatori per molte persone. La pastorizzazione altera le proteine e distrugge gli enzimi che aiutano la digestione.

Il ghee, essendo privo di lattosio e caseina, è generalmente ben tollerato anche da chi ha problemi con i latticini.

Glutine

Per le persone celiache, il glutine causa una forte reazione infiammatoria. Ma anche chi non è celiaco può avere una sensibilità che causa infiammazione di basso grado.

Se sospetti una sensibilità, prova a eliminare il glutine per 4-6 settimane e osserva come ti senti.

Alcol

L’alcol è tossico per il fegato, altera il microbiota, aumenta la permeabilità intestinale. Se vuoi ridurre l’infiammazione, l’alcol dovrebbe essere il primo a sparire.

Cibi ultraprocessati

Tutto ciò che viene da una fabbrica più che da una fattoria. Snack confezionati, piatti pronti, merendine, bibite.

Una regola semplice: se la lista degli ingredienti è lunga e contiene nomi che non riconosci, probabilmente è infiammatorio.

Dieta antinfiammatoria: menu settimanale esempio

Ecco un esempio di come potrebbe essere una settimana di alimentazione antinfiammatoria. Non è una prescrizione rigida, ma un’ispirazione.

Colazione (ogni giorno)

Opzione 1: Uova (albume cotto e tuorlo crudo) con verdure cotte e ghee a crudo

Opzione 2: Frullato con latte di cocco, frutti di bosco, collagene, olio MCT

Opzione 3: Salmone affumicato con insalata saltata e olio d’oliva

Pranzo (esempi)

  • Lunedì: Salmone al forno con broccoli e olio d’oliva
  • Martedì: Insalata di pollo con avocado, noci, verdure cotte
  • Mercoledì: Sgombro con spinaci saltati nel ghee
  • Giovedì: Hamburger di manzo grass-fed con chips di zucchine
  • Venerdì: Sardine con insalata saltata di finocchi e olive
  • Sabato: Pollo arrosto con cavolfiore e curcuma
  • Domenica: Merluzzo con bietole e ghi a crudo

Cena (esempi)

  • Lunedì: Zuppa di verdure con olio d’oliva a crudo
  • Martedì: Omelette con asparagi
  • Mercoledì: Petto di tacchino con indivia
  • Giovedì: Pesce al vapore con verdure cotte miste
  • Venerdì: Frittata di albumi con zucchine e erbe aromatiche
  • Sabato: Petto di pollo con cous cous di cavolfiore
  • Domenica: Vellutata di verdure con semi di zucca

Condimenti e bevande

Olio extravergine d’oliva a crudo, ghee per cucinare, spezie in abbondanza (curcuma, zenzero, rosmarino, origano), tisane alle erbe, acqua calda, tè verde.

Antinfiammatori naturali: oltre l’alimentazione

La dieta è il pilastro centrale, ma ci sono altri strumenti che possono supportare il percorso.

Omega 3 (integratore)

Se non mangi abbastanza pesce grasso, un integratore di omega-3 è quasi indispensabile. Cerca prodotti con almeno 1000 mg di EPA+DHA combinati, purificati dai metalli pesanti.

Vitamina D

La vitamina D ha potenti effetti immunomodulatori e antinfiammatori. La maggior parte delle persone ne è carente.

Fai misurare i tuoi livelli con un esame del sangue. L’obiettivo è mantenere livelli tra 50 e 80 ng/ml.

Magnesio

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni enzimatiche, incluse quelle che regolano l’infiammazione. La carenza è diffusa. Il magnesio citrato o bisglicinato sono forme ben assorbite.

Probiotici

Un microbiota sano è fondamentale per controllare l’infiammazione. I probiotici possono aiutare a riequilibrarlo, soprattutto dopo antibiotici o in presenza di disbiosi.

Sonno

Il sonno è un antinfiammatorio potentissimo. Punta a 7-8 ore per notte, in un ambiente buio e fresco.

Movimento

L’esercizio fisico regolare ha effetti antinfiammatori documentati. Non serve essere atleti: camminare 30-45 minuti al giorno è sufficiente.

Gestione dello stress

Pratiche come la meditazione, la respirazione profonda, lo yoga, il tempo nella natura, hanno dimostrato di ridurre i marcatori infiammatori.

L’infiammazione cronica e il Metodo Sautón

L’infiammazione cronica è il problema centrale che la nutrizione metabolica affronta. Non è un caso.

Quando abbiamo sviluppato questo approccio oltre 40 anni fa, abbiamo osservato che la maggior parte dei problemi di salute moderni condivide una radice comune. La Nutrizione Metabolica è, nella sua essenza, una dieta antinfiammatoria.

Ma è qualcosa di più: è un sistema strutturato per affrontare l’infiammazione da ogni angolo.

Eliminiamo gli alimenti infiammatori — Zuccheri, cereali, latticini pastorizzati, oli vegetali, cibi industriali. Sono fuori dal Metodo fin dal primo giorno.

Introduciamo alimenti antinfiammatori — Grassi sani (ghee, olio d’oliva, olio di cocco), pesce grasso, verdure cotte, spezie. Sono la base di ogni pasto.

Supportiamo l’intestino — Con verdure cotte (più facili da digerire), ghee (nutre le cellule intestinali), probiotici e l’eliminazione degli alimenti irritanti.

Riduciamo la frequenza dei pasti — Ogni volta che mangi, anche cibi sani, c’è una piccola risposta infiammatoria. Ridurre i pasti a 2-3 al giorno riduce questo carico cumulativo.

Favoriamo la chetosi — Quando il corpo brucia grassi invece di zuccheri, l’infiammazione cala. I corpi chetonici stessi hanno effetti antinfiammatori.

È un approccio integrato, confermato dalla scienza PNEI e dall’esperienza di oltre 21.000 persone.

Quanto tempo serve per ridurre l’infiammazione

Una domanda frequente: quanto tempo ci vuole per vedere risultati?

Prime settimane (1-4 settimane)

Eliminando gli alimenti infiammatori, molte persone notano cambiamenti già nelle prime settimane. Più energia, meno gonfiore, sonno migliore, dolori che diminuiscono.

Primo mese (4-8 settimane)

Il corpo inizia a ripararsi. L’intestino migliora, il microbiota si riequilibra. Se fai analisi del sangue (proteina C-reattiva), potresti già vedere miglioramenti.

Primi mesi (2-6 mesi)

Per un cambiamento profondo serve più tempo. L’infiammazione accumulata in anni non sparisce in settimane. Ma con costanza, il corpo si trasforma. Problemi cronici iniziano a migliorare. Il peso si normalizza.

Lungo termine

La dieta antinfiammatoria non è una “dieta” temporanea. È un modo di mangiare per sempre. Con il tempo, mantieni i risultati e previeni le malattie legate all’infiammazione cronica.

La chiave è la costanza. Piccoli strappi occasionali non rovinano tutto. Ma tornare alle vecchie abitudini riporta l’infiammazione.

L’infiammazione e le malattie croniche

La connessione tra infiammazione cronica e malattie non è teoria: è supportata da decenni di ricerca.

Malattie cardiovascolari — L’infiammazione gioca un ruolo centrale nell’aterosclerosi. I marcatori infiammatori come la PCR predicono il rischio cardiovascolare meglio del colesterolo totale.

Diabete di tipo 2 — L’infiammazione cronica contribuisce alla resistenza insulinica, il problema alla base del diabete.

Obesità — L’infiammazione e l’obesità si alimentano a vicenda. Rompere questo ciclo è fondamentale per dimagrire in modo duraturo.

Malattie autoimmuni — Artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto, lupus. L’infiammazione cronica è il meccanismo attraverso cui avviene il danno.

Malattie neurodegenerative — Alzheimer, Parkinson. La neuroinfiammazione è sempre più riconosciuta come fattore chiave.

Depressione — Molte persone depresse hanno marcatori infiammatori elevati. Ridurre l’infiammazione può migliorare i sintomi.

Cancro — L’infiammazione cronica crea un ambiente favorevole alla crescita tumorale.

Capire questi collegamenti non è per spaventarti. È per mostrarti quanto sia potente intervenire sull’infiammazione.

Differenza tra infiammazione acuta e cronica

È importante distinguere questi due tipi di infiammazione.

Infiammazione acuta

È la risposta immediata a un danno o un’infezione. Ti tagli, ti ustioni, prendi un’infezione: il sistema immunitario reagisce. La zona diventa rossa, calda, gonfia.

È un processo sano e necessario. Dura ore o giorni. Quando il danno è riparato, si spegne.

Non vuoi sopprimere l’infiammazione acuta: è il meccanismo con cui il corpo guarisce.

Infiammazione cronica

È completamente diversa. Non ha un evento scatenante acuto. Non ha un inizio definito. Non si spegne.

È di basso grado: non causa febbre, non fa gonfiare visibilmente un’articolazione. Ma è costante, giorno dopo giorno.

È causata da fattori persistenti: alimentazione sbagliata, stress cronico, disbiosi, grasso viscerale. Finché questi fattori persistono, l’infiammazione continua.

È su questa che la dieta antinfiammatoria può fare una differenza enorme.

Test e marcatori dell’infiammazione

Come fai a sapere se sei infiammato? Oltre ai sintomi, esistono esami del sangue.

Proteina C-reattiva (PCR) — Il marcatore più usato. Valori normali sono sotto 1 mg/L. Tra 1 e 3 indicano infiammazione moderata. Sopra 3, significativa.

VES — Misura quanto velocemente i globuli rossi si depositano. Valori elevati indicano infiammazione.

Omocisteina — Livelli elevati sono associati a infiammazione e rischio cardiovascolare.

Rapporto omega-6/omega-3 — Un rapporto sopra 10:1 indica squilibrio pro-infiammatorio.

Chiedi al tuo medico almeno la PCR. È un esame economico. Ripetendolo nel tempo, puoi vedere se i cambiamenti alimentari stanno funzionando.

Errori comuni nella dieta antinfiammatoria

Alcune persone non vedono risultati perché commettono errori evitabili.

Eliminare i grassiI grassi sani sono antinfiammatori. Senza di essi, la dieta non funziona.

Esagerare con la frutta — La frutta contiene zucchero. Troppa mantiene la glicemia instabile. Piccole porzioni di frutti di bosco sono ok; smoothie con tre banane no.

Non eliminare completamente gli zuccheri — “Solo un po'” non funziona. L’eliminazione deve essere completa, almeno inizialmente.

Trascurare l’intestino — Se l’intestino è compromesso, potrebbe servire supporto aggiuntivo: probiotici, tempo per la guarigione.

Aspettarsi risultati immediati — L’infiammazione accumulata in anni non sparisce in tre giorni. Serve pazienza.

Ignorare sonno e stress Puoi mangiare perfettamente, ma se dormi 5 ore e sei stressato, l’infiammazione non calerà.

Non essere costanti — Tre giorni di dieta seguiti da un weekend di pizza e dolci non funzionano.

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Conclusione

L’infiammazione cronica è alla radice di molte malattie moderne. Non è un destino inevitabile: è in gran parte causata da come mangiamo.

La dieta antinfiammatoria è il modo più potente per invertire la rotta. Eliminando i cibi che infiammano e introducendo quelli che spengono l’infiammazione, puoi trasformare la tua salute.

Nel Metodo Sautón, l’alimentazione antinfiammatoria è il cuore di tutto ciò che facciamo.

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Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Se hai patologie croniche, consulta il tuo medico prima di apportare cambiamenti significativi alla tua alimentazione.

Domande frequenti

Spesso sì. Quando l’infiammazione cala, il metabolismo migliora e il peso tende a normalizzarsi naturalmente.

No, ma elimina quelli raffinati. Le verdure contengono carboidrati e sono fondamentali. Cereali e zuccheri invece vanno eliminati.

L’ideale è 3-4 porzioni di pesce grasso a settimana. Se non ci riesci, un integratore di omega-3 può compensare.

È più difficile ma possibile. Punta su omega-3 vegetali, alghe per EPA/DHA, uova se le mangi.

Molte persone notano miglioramenti in 2-4 settimane. Per risultati profondi servono 2-3 mesi di costanza.

La proteina C-reattiva (PCR) è il marcatore più usato. Ma anche senza analisi, stanchezza cronica, dolori vaghi, gonfiore e difficoltà a perdere peso sono segnali.

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