Accessori: Frusta, Mixer, Forno.
“Un dolce delizioso e facilissimo. Amato dai bimbi e perfetto per una merenda golosa o una festa“.
Hai una domanda su questo argomento? Scrivila qui sotto: il team Sautón e Devi rispondono. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
Salve, cortesemente,al posto della farina di banane verdi,posso mettere farina di cocco o aumentare la farina keto low carb,o quella di chufa?
Se si, in quali quantità?
Grazie mille
Arianna
Ciao Arianna,
puoi aggiungere la farina di cocco nella stessa quantità della farina di banane verdi. Un saluto
Gentile Sig.ra Devi Forcella Cillo, sono un medico di 75 anni, laureato a 59 anni durante un altra attività lavorativa e ho esercitato per un mese a 60 anni come sostituto, nelle ferie dal mio lavoro principale, nel 2011. Poi ho deciso di non frequentare i tre anni di specialità di medico di base (si, è una specialità), che mi avrebbe permesso di fare il medico generico, perché avrei dovuto sospendermi dal lavoro (che dava da vivere a me, single, e a una cara amica bisognosa, ex compagna, non convivente ma lontana da me 1000 chilometri, con la quale dividevo il mio stipendio) e ricevere 900 euro all’anno per tre anni dall’Università di Milano, che, divisi in due, non sarebbero bastati a me per vivere a Milano né alla mia amica per vivere là dove sta.
Così, mi sono cancellato dall’Ordine dei medici e ho continuato il mio lavoro di impiegato pubblico al servizio dei disabili (o diversamente abili).
Fin dai 30 anni mi ero interessato di medicine alternative e a 40 anni mi ero diplomato in Shiatsu e Medicina Tradizionale Cinese con Franco Bottalo.
Ho trattato diverse persone per circa tre anni, poi man mano ho diradato e smesso, non so bene perché (o comunque sarebbe troppo lungo da spiegare).
Ora mi pongo domande e le pongo a lei (ma “oziosamente”, perché la sua è una chiara scelta di campo, anche se dispensa gratuitamente parecchi buoni consigli e schemi terapeutici) circa la “democraticità” e l’accessibilità economica dei suoi prodotti: mi sembra ovvio, dati i loro prezzi, che a poterli acquistare, purtropo, siano soprattutto i classici professionisti (quelli salutisticamente illuminati) o le massaie e impiegate che decidono di sacrificare un pranzo (non salutistico) in trattoria o un make-up o altro, per dotarsi dei vari keto alimenti da lei venduti.
A che punto e a che livello decisionale di questa catena produttiva si potrebbe intervenire per rendere quei prezzi più accessibili a un pubblico più vasto (e comunque selezionato, perché non tutti conoscono e/o ammettono la validità e l’impatto positivo sulla salute di quei prodotti), ammettendo che in lei e nei suoi collaboratori sussista la “volontà politica” di farlo?
Cordialmente, Luciano Stefanelli.
Gentile dottor Stefanelli,
le rispondo io, che curo i contenuti insieme a Devi: la sua domanda tocca decisioni che riguardano tutta l’azienda e non solo lei, quindi è giusto che le risponda chi quelle decisioni le prende ogni giorno. La ringrazio per il tempo che ha dedicato a scrivere: la sua non è una domanda oziosa, è una delle poche che contano davvero.
Comincio da una precisazione e da una concessione. La precisazione: quello che Devi condivide qui non sono schemi terapeutici — non è il suo ruolo — ma proposte alimentari e informazione, ed è anche il motivo per cui sono gratuite. La concessione: ha scelto per commentare una delle nostre ricette più attrezzate. Un dolce chetogenico è per forza fatto di farine e dolcificanti che al supermercato non esistono, ed è il caso limite, non la regola. La gran parte di quello che pubblichiamo è verdura, uova, pesce, carne, grassi buoni: roba da mercato. E anche lì, se guarda bene, un paio di ingredienti hanno già l’alternativa indicata accanto.
Aggiungo un dettaglio che sui costi pesa più di quanto sembri: quelle farine sono dispensa, non spesa quotidiana. Un sacchetto dura molte preparazioni, e quello che costa davvero una fetta di quel dolce è una frazione del prezzo che vede sullo scaffale. Il Metodo, in ogni caso, non comincia dai prodotti: comincia dalla spesa. Chi ci segue senza comprare nulla da noi non sta seguendo una versione ridotta del percorso, sta seguendo il percorso.
Sulla catena produttiva le rispondo senza giri di parole: è già corta. Vendiamo direttamente, senza distributori né passaggi a scaffale, e quel margine — che in molti settori raddoppia il prezzo finale — da noi non esiste. Il costo sta quasi tutto a monte: materie prime, specifiche di formulazione, lotti piccoli, laboratori europei, analisi e controlli. Le quantità aiutano un poco, ma non ribaltano il conto. L’unico intervento capace di abbassare i prezzi in modo sensibile sarebbe abbassare quelle specifiche, cioè togliere ai prodotti l’unica ragione per cui esistono, visto che a meno si trova già di tutto.
Le rispondo quindi che la scelta è consapevole, non subìta. La volontà che lei cerca l’abbiamo esercitata altrove: qui trova gratis, e da anni, quello che serve per capire e per cominciare — ricette, articoli, la lettera settimanale, i gruppi, i primi venti minuti di consulenza con una nostra coach. Si paga quando smettiamo di spiegare e cominciamo a lavorare per lei: un prodotto già formulato, un percorso già costruito, una persona che la segue. È lavoro fatto, e ha un costo.
Un’ultima cosa, che è la prima che diciamo a chi ha un budget stretto: prima il cibo di tutti i giorni, poi semmai un prodotto. È l’ordine giusto anche per chi il budget stretto non ce l’ha.
Cordialmente,
Maria Pia — team Sautón